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Gli edifici all’interno della Cittadella di Alessandria

Storia architettonica e costruttiva

Tipologia:

La ricerca esamina la storia costruttiva degli edifici all’interno della Cittadella di Alessandria. Pur essendo parte indiscussa del patrimonio nazionale italiano, tali edifici non sono mai stati considerati, fino a oggi, nella loro complessa materialità. L’obiettivo della ricerca è quello di incrociare le informazioni d’archivio sulla storia originaria della Cittadella con l’osservazione diretta degli edifici, al fine di costruire un’interpretazione plausibile del processo di pianificazione e costruzione, nonché della loro effettiva configurazione fisica. Le domande di ricerca, al momento della stesura di questo rapporto, comprendono le seguenti: quali tecniche e materiali costruttivi furono impiegati nella Cittadella? Chi furono i principali attori coinvolti e come si relazionano con lo stato dell’arte delle conoscenze del loro tempo? Come si comportarono gli edifici nel loro periodo d’uso? Sono state registrate crisi o cedimenti e, in tal caso, portarono a miglioramenti o modifiche? In che modo la materialità degli edifici si rapporta oggi alle questioni di riuso, conservazione e consolidamento?

Schema generale

La scelta di concentrarsi sui grandi edifici della Cittadella di Alessandria del XVIII e inizio XIX secolo, piuttosto che sulle più note opere infrastrutturali e difensive, ci ha permesso di addentrarci in un territorio inesplorato della progettazione degli edifici e delle scelte di dettaglio che hanno portato alla loro costruzione.

Le informazioni raccolte consentiranno un esame più competente delle problematiche strutturali e urbanistiche negli interventi futuri e forniranno inoltre una linea guida per le problematiche di ricerca/riutilizzo/conservazione, sia ad Alessandria che in siti simili altrove.

Nella prima fase, abbiamo seguito due principali linee di indagine:

  • Una ricognizione archivistica approfondita all’interno dei fondi dell’Agenzia per gli Edifici e le Fortificazioni (1730-1800) presso l’Archivio di Stato di Torino, con indagini secondarie a Roma, Parigi e in altri archivi torinesi. I più di 400 contratti recuperati, insieme a numerosi altri documenti – dai Decreti Reali, ai registri di spesa, a lettere, istruzioni, disegni e fondi giudiziari – hanno permesso di ricostruire e sintetizzare in dettaglio l’evoluzione del cantiere nel XVIII secolo, tracciando una mappa degli attori coinvolti, dei materiali e delle tecnologie impiegate (una simile esplorazione approfondita del “periodo francese”, cioè 1800-1815, resta ancora un punto aperto a causa della perdita della maggior parte dei fondi archivistici).
  • Un’ispezione accurata delle parti accessibili del sito, attraverso diverse visite in loco, che ha consentito una conoscenza diretta della disposizione e delle caratteristiche costruttive. L’ispezione è stata seguita da un’osservazione più ravvicinata, con rilievi parziali – sorprendentemente, al momento della stesura, non è ancora disponibile alcun rilievo generale del sito – di tre edifici del XVIII secolo: le caserme di S. Tommaso e S. Carlo e l’ospedale militare.

Dopo questa prima fase, che ha portato da un lato a una raccolta piuttosto consistente di documenti d’archivio digitalizzati e trascritti e, dall’altro, a una raccolta di prove documentali sugli edifici (fotografie, disegni, misurazioni parziali), il gruppo ha lavorato insieme per esaminare una serie di questioni che ritenevamo particolarmente urgenti, storicamente rilevanti e utili per la futura conservazione della Cittadella. Questa parte della ricerca è ancora in corso e può essere sintetizzata nei seguenti punti.

1- Costruzione in muratura

Gli edifici all’interno della Cittadella sono un notevole esempio di costruzione in muratura di mattoni. Quasi tutte le strutture sono realizzate in muratura di mattoni (decine di milioni di mattoni, prodotti sul posto o nelle vicinanze; diversi tipi di malta; uso limitato di legno; tiranti in ferro; quasi nessuna pietra naturale), con variazioni molto piccole ma significative nella disposizione e nei tipi di legatura, nonché particolari dettagli costruttivi nel corso del primo secolo di costruzione del complesso militare.

Gli edifici della Cittadella sono chiaramente paragonabili alle opere murarie classiche, ma le loro enormi dimensioni introducono variazioni significative che vale la pena esaminare in modo specifico: il ruolo della malta non può più essere trascurato, rispetto agli edifici ordinari; anche il collegamento tra gli elementi reciproci, che lo spessore delle pareti rende molto più efficace del solito, è rilevante; infine, la disposizione non è così strettamente correlata alla snellezza orizzontale delle pareti perimetrali, come nelle costruzioni normali.

Sebbene questi edifici sembrino semplici, quasi ogni scelta o dettaglio è frutto di un’attenta pianificazione, data la quantità di materiali e manodopera impiegati. Anche la comprensione di alcuni dati di base sulla loro costituzione ha quindi richiesto ricerche accurate e confronti incrociati. Dopo aver stabilito una cronologia coerente dei lavori di costruzione e recuperato alcuni documenti chiave (istruzioni generali e specifiche per la costruzione, disegni, ecc.), siamo stati in grado di sfatare alcuni “miti”, come quello relativo al riutilizzo frammentario dei materiali provenienti dalla demolizione degli edifici cittadini (che si è rivelato falso, poiché il riutilizzo di vecchi materiali era di per sé un’operazione attentamente pianificata). Abbiamo quindi potuto passare ad analisi più dettagliate (Punti 2 e 3).

2. Sistemi di fondazione

Il terreno su cui sorge la Cittadella non è adatto a edifici pesanti: il suolo della zona è morbido, la falda freatica alta e le inondazioni del fiume frequenti. Infatti, l’acqua è ancora oggi una minaccia costante ad Alessandria e l’ultima devastante alluvione risale a meno di trent’anni fa. Per questo motivo, sin dall’inizio della costruzione, all’inizio degli anni ’30 del Settecento, sono state utilizzate fondamenta su pali di legno in tutto il sito. La ricerca ha portato alla luce le procedure e i materiali utilizzati per i sistemi di fondazione e ha stabilito che, a causa di un primo episodio di cedimento strutturale (1750) nella caserma di S. Tommaso, si sviluppò un acceso dibattito che portò all’adozione di un sistema migliorato negli edifici della fine del XVIII secolo. L’unità di ricerca ha prodotto disegni accurati che rappresentano i due sistemi di fondazione descritti nelle specifiche di costruzione. Le informazioni e l’interpretazione di questi dati consentono di affrontare i problemi di conservazione della caserma danneggiata (dove sono ancora evidenti crepe e fessurazioni) e fungeranno da guida per ulteriori ricerche e analisi delle strutture di tutti gli edifici.

3. Volte a prova di bomba e strutture di copertura massicce

Le costruzioni all’interno della Cittadella realizzate prima del 1815 erano progettate per essere resistenti alle bombe, o a prova di bomba (à l’épreuve). Le pratiche costruttive del XVIII secolo definivano diversi modi per ottenere questo risultato, i più comuni dei quali erano:

1- L’uso di edifici “normali” – o leggermente più resistenti del normale, grazie all’uso di volte superiori più spesse – abbinati a tetti in legno che potevano essere smontati in caso di assedio, lasciando così una terrazza aperta che veniva poi protetta da uno strato di terra compressa e detriti, mentre temporaneamente si puntellavano le volte e si rinforzavano le pareti esterne per sostenere il peso e le spinte aumentati.

2- Costruzioni massicce con muri e volte superiori di spessore sorprendente – queste ultime ricoperte da strati di muratura compatta (massiccio), che formavano la pendenza dei tetti e sostenevano direttamente le tegole – in grado di resistere all’impatto di una bomba senza essere perforate o perdere l’equilibrio. Tale tecnologia sembra essere stata sviluppata nel XVII secolo appositamente per le polveriere.

Entrambe le soluzioni sono state utilizzate ad Alessandria, in un caso combinate nello stesso edificio (l’ospedale), con una prevalenza del secondo metodo. Gli edifici della Cittadella costituiscono infatti uno degli esempi più coerenti ed estesi esistenti di costruzione a prova di bomba di “tipo B”. La nostra ricerca ha determinato le specifiche, i dibattiti e l’evoluzione nell’uso di questa tecnica, in relazione alla progettazione generale degli edifici, al disegno delle volte, all’uso di tiranti nascosti in ferro e legno e di tunnel di ventilazione. I gravi problemi che si sono recentemente presentati alla Cittadella nella manutenzione dei tetti e nell’impermeabilizzazione rendono questa parte della nostra ricerca un passo necessario verso il ripristino delle opere interne della Cittadella.

Conclusioni

La storia delle costruzioni, a nostro avviso, non è solo una conoscenza accessoria al restauro. Quando è collegata alla storia sociale ed economica e alla storia della scienza, è un metodo di ricerca indispensabile quando ci si avvicina a un complesso come la Cittadella, dove la progettazione e la costruzione si sono sviluppate nel periodo documentato, combinando diverse aree di conoscenza professionale e produzione: ingegneria strutturale, architettura civile e militare, pianificazione delle infrastrutture, paesaggistica, balistica, ecc.

Sebbene abbiamo appena iniziato ad approfondire alcuni argomenti, la nostra ricerca ha migliorato le conoscenze esistenti e fornito nuove informazioni nei seguenti ambiti:

– La storia della costruzione degli edifici, dalle loro origini allo stato attuale

– Le caratteristiche tipologiche degli edifici e il loro potenziale di trasformazione

– La definizione di linee guida per future indagini, analisi strutturali e prove sui materiali, evidenziando l’urgente necessità di un rilievo geometrico dettagliato e di prove selezionate

– La valorizzazione del patrimonio architettonico della Cittadella, con nuove narrazioni e dettagli sulla costruzione che potrebbero essere resi disponibili al grande pubblico

La ricerca, infine, suggerisce che sarebbe necessario proseguire ulteriori indagini storiche, in particolare sulla storia della costruzione delle opere esterne e delle strutture del XIX e XX secolo.

Parti di questa ricerca sono state discusse in occasione di conferenze a Torino (congresso internazionale FORTMED, ottobre 2018), Cambridge (Construction History Society, aprile 2019), Venezia (IUAV/Société de Histoire de la Construction, seminario internazionale sulla perizia in architettura nel XVII-XVIII secolo). Altri seminari di ricerca hanno coinvolto lo staff di FULL e i colleghi del gruppo di ricerca CAST sulla Cittadella.

Anno
2019
Coordinamento
Edoardo Piccoli, Cesare Tocci
Collaboratori
Roberto Caterino, Elena Zanet, Temirlan Nurpeissov, Elena Rossi, Maria Chiara Strafella
Dipartimenti
DAD

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