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Scenari di riuso adattivo

la Cittadella di Alessandria

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La strategia di recupero incrementale, delineata nel progetto di ricerca La Cittadella di Alessandria_Scenari di riuso adattivo, sviluppata nel 2017 dal Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino su incarico della Compagnia di San Paolo, inizia a ridefinire i confini e le possibilità di riutilizzo di questa architettura resistente al cambiamento, profondamente isolata, in disuso e sovradimensionata.

L’identificazione di tre paesaggi della Cittadella e di otto ambienti contribuisce a stabilire una gerarchia iniziale dei 26 edifici al suo interno e a svelare le potenzialità latenti di un edificio unitario ma internamente complesso ed eterogeneo. L’immagine che ne è risultata ha rivelato una complessità spaziale poco chiara, potenzialmente in grado di ospitare attività estremamente diverse. La ricerca ha identificato una prima mappa di dispositivi infrastrutturali flessibili che costituiscono il cuore di una strategia volta a un intervento minimo, quasi leggero, sui manufatti storici, ma comunque in grado di riattivare immediatamente la Cittadella, rendendola sicura e fruibile.

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La Cittadella di Alessandria è una fortezza sabauda arrivata fino a noi pressoché indenne. Fino al 2007 è stata una guarnigione militare; oggi è di proprietà del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) – Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, V.C.O. e Vercelli, interessata alla sua tutela e valorizzazione.

Nei primi anni Novanta, prima della dismissione, Stato, Regione Piemonte, Provincia di Alessandria e Comune di Alessandria avviarono una serie di iniziative amministrative e di ricerca finalizzate a valorizzare la Cittadella per il suo importante valore culturale. Nonostante gli sforzi, gli esiti non furono positivi e la Cittadella, svuotata delle funzioni originarie, sembrò avviarsi verso un declino inarrestabile. La stagione degli investimenti nei grandi asset-simbolo, come la Reggia di Venaria, era finita. La causa principale del fallimento fu l’interpretazione della Cittadella come sistema unitario e intangibile: tutte le ipotesi di nuovi usi e di interventi economici si infrangevano sull’iper-dimensione del sito. Nel frattempo, la Cittadella è diventata luogo di pratiche spontanee di riappropriazione e di eventi organizzati temporanei. Nel 2012 è stata eletta “Luogo del Cuore” del FAI e oggi alcune attività culturali ed eventi vi hanno trovato spazio, ridando vita a luoghi abbandonati. Nel 2016 il MIBACT ha acquisito la proprietà dell’area e il percorso di riqualificazione ha segnato una svolta: l’obiettivo non era più trovare un nuovo uso alla Cittadella, ma conservarla con interventi mirati ed efficienti di tutela e restauro.

Grazie al ruolo attivo del MIBACT, la ricerca rappresenta il primo passo di una complessa sequenza di interventi di salvaguardia per questo patrimonio culturale sovradimensionato.

Gli obiettivi della ricerca sono stati: (1) integrare, con un approccio inclusivo, opinioni diverse (sociali, culturali, politiche) in una visione coerente; (2) tradurre tale visione in un piano organico di interventi e usi con una progressione temporale definita in base alle urgenze e alle opportunità di finanziamento; (3) garantire l’attuazione sostenibile del piano.

Trasformare una visione condivisa in realtà – in un luogo davvero di qualità – richiede la pazienza dei piccoli passi, l’ascolto autentico e la verifica di ciò che funziona meglio in questo contesto specifico. Per questo la ricerca ha previsto due momenti di confronto con gli stakeholder. Due workshop si sono svolti in Cittadella in tempi diversi del progetto con l’obiettivo di (1) raccogliere le istanze e consentire agli attori di discuterle e (2) tornare nella fase intermedia dei lavori per raccogliere feedback.

Il caso della Cittadella è paradigmatico nella tutela di edifici storici di grandi dimensioni collocati all’interno di contesti territoriali diffusi e reti patrimoniali a bassa intensità. Si tratta di un vastissimo sito militare in un contesto periferico, che non può essere “capitalizzato” con la sola conservazione, né usato come contenitore indifferenziato, né trasformato selezionando alcuni elementi da preservare e altri da alterare. Data la scala, la ricerca ha individuato un approccio innovativo che combina esigenze di conservazione, possibili riusi e sostenibilità economico-gestionale.

Le ricerche storiche e iconografiche pregresse costituivano lo stato dell’arte e la base su cui si è sviluppato l’impianto progettuale. L’indagine si è concentrata sugli aspetti strategici del riuso adattivo, assumendo le ricerche storiche come supporto scientifico, ma rimandando l’approfondimento sul degrado materico degli edifici a una successiva fase conoscitiva.

L’analisi progettuale si è sviluppata sia attraverso una nuova lettura delle caratteristiche architettoniche e paesaggistiche della Cittadella sia mediante una ricognizione attenta dei suoi usi contemporanei. Gli aspetti spaziali indagati hanno consentito di individuare valori esistenti, potenzialità latenti e criticità, costituendo il punto di partenza per una proposta strategica strettamente connessa alle risorse economiche disponibili e allo sviluppo nel tempo. A partire dall’osservazione dei processi spontanei di riappropriazione, il placemaking sviluppato valorizza risorse, ispirazioni e potenzialità della comunità locale con l’intento di creare in Cittadella uno spazio pubblico rinnovato, capace di promuovere il benessere delle persone.

Le quantità che descrivono la dimensione gigantesca della Cittadella sono:

Superfici utilizzate:

Estensione della Cittadella444.000 mq
Area permeabile408.000 mq
Area coperta36.000 mq
Superfici costruite115.000 mq
Superficie dei bastioni murari90.000 mq

A questi numeri, la ricerca aggiunge l’interpretazione secondo cui il complesso storico è composto da tre paesaggi e otto ambienti principali, con 26 edifici che aiutano a definire una prima gerarchia degli spazi. Questi dati hanno svelato le potenzialità latenti di un complesso unitario ma articolato ed eterogeneo: la nuova lettura della Cittadella arricchisce l’immagine tradizionale di un’architettura unitaria che, mediante la scomposizione, rivela potenzialità specifiche, latenti e non visibili. L’immagine risultante mette in luce una complessità spaziale meno evidente, molto ricca e potenzialmente capace di accogliere attività e usi tra loro molto differenti per consistenza, funzione e dimensione, attivabili in tempi diversi.

Poiché la conservazione del complesso storico è l’obiettivo della strategia, il progetto di riuso adattivo ha individuato: (1) un primo quadro di dispositivi infrastrutturali che combina le più urgenti operazioni strutturali di consolidamento; (2) le principali dorsali infrastrutturali; (3) i nuovi meccanismi architettonici in grado di riattivare la Cittadella, rendendola sicura, fruibile e aperta.

La ricerca ha (1) individuato gli interventi sugli edifici e sulle infrastrutture militari e (2) progettato una serie di dispositivi flessibili e (possibilmente) reversibili, strumento principale di un’azione che mira a intervenire il meno possibile sulla consistenza materiale del complesso storico. Coniugata con la sequenza temporale di introduzione di tali dispositivi, l’impostazione ha trasformato il progetto di restauro della Cittadella da un orizzonte “statico”, durevole ma rigido e costoso, a un processo “dinamico”, rinnovabile nel tempo, capace di ospitare scenari molteplici.

La strategia d’intervento configura un processo incrementale che fa della Cittadella un laboratorio progettuale. La sequenza strutturata degli interventi mette insieme il classico progetto di restauro di alcuni edifici – con tempi definiti, finanziamenti pubblici e un layout d’uso assegnato – e una serie di interventi sviluppati nel tempo ma tenuti insieme da un’unica intenzione progettuale. In sintesi, la ricerca ha individuato una nuova “strategia di tutela attiva”.

Il divario tra fabbisogno e risorse disponibili è enorme:

Costo stimato del restauro200 M€
Risorse pubbliche disponibili34 M€
Differenza166 M€

La strategia di salvaguardia è stata definita a partire dall’analisi degli ultimi progetti sulla Cittadella. L’analisi ha evidenziato che, più dei grandi progetti top-down – quasi tutti arenati per la sproporzione tra risorse disponibili e risorse necessarie – sono state le piccole iniziative bottom-up a far conoscere la Cittadella e a farla amare e proteggere dai suoi utenti. Confermando gli usi esistenti, il fulcro del primo passo della strategia è stato potenziare le iniziative che hanno reso la Cittadella un luogo pubblico vivo. Su questa base, la ricerca ha proposto un modello gestionale leggero e agile. Con un set minimo di interventi, dalla semplice conservazione all’inserimento dei dispositivi necessari per la fruizione in sicurezza degli spazi, la sequenza incrementale degli interventi costituisce il cuore della “strategia di tutela attiva”. La prima tranche di finanziamento (2017-2023) è l’innesco, con effetto immediato, dell’intero programma di riuso adattivo che, governato da un modello gestionale sostenibile, potrà attrarre operatori pubblici e privati. Questo primo passo consiste nel definire una serie puntuale di interventi per arrestare il degrado di edifici e fortificazioni e consentire una pacifica riconquista della Cittadella.

La strategia descritta conclude così: (1) la selezione soggettiva di elementi architettonici e il loro conseguente sacrificio non risultavano funzionali all’ipotesi di “aggiornamento” della Cittadella; le strutture e gli edifici di minor valore erano più interessanti per un progetto di riuso adattivo perché possono accogliere usi umili, come depositi o servizi; (2) era necessario introdurre sistemi tecnologici, materiali e infrastrutturali per riattivare questo patrimonio; (3) i “nuovi” elementi aggiunti per necessità devono avere un carattere di autonomia e chiara leggibilità; (4) la strategia di riuso adattivo deve intercettare le potenzialità locali, puntando a rafforzare l’identità del luogo attraverso la capitalizzazione delle risorse già presenti.

Per preservare questo patrimonio culturale, il progetto non ha “sottratto” ma “aggiunto”. Queste sono state le chiavi interpretative dell’intera proposta e le sfide del progetto.

Bibliografia

  • M. Robliglio, N. Russi, E. Vigliocco, The Cittadella of Alessandria, project for an adaptive reuse, in A. Marotta, R. Spallone (a cura di), BOOK OF ABSTRACTS FORTMED2018. Defensive Architecture of the Mediterranean XV to XVIII centuries, Politecnico di Torino, Torino 2018, p. 119, ISBN 9788885745148.
  • M. Robliglio, N. Russi, E. Vigliocco, The Cittadella of Alessandria, project for an adaptive reuse, in A. Marotta, R. Spallone (a cura di), Defensive Architecture of the Mediterranean XV to XVIII centuries, Politecnico di Torino 2018, ISBN (printed version) 9788885745100, ISBN (online version) 9788885745124.
  • E. Vigliocco, Project of preservation. The case of Alessandria’s fortresses, in ReUSO 2018. L’intreccio dei saperi per rispettare il passato interpretare il presente salvaguardare il futuro, Università degli studi di Messina, Messina 2018, pp. 987-996, ISBN 9788849236590.
  • Report Workshop 2 (17/02/2017)_M. Robiglio, Alessandria e la Cittadella. Verso un restauro plurale. Final report_M. Robliglio, N. Russi, E. Vigliocco, Cittadella di Alessandria_Scenari di riuso adattivo, 2017.
Anno
2017
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