La casa può essere un fattore che favorisce l’integrazione dei nuovi cittadini?
L’8 agosto 1991, la nave Vlora sbarcò 20.000 albanesi sulle coste italiane. Da allora, molte cose sono cambiate.
Negli ultimi venticinque anni, l’immigrazione proveniente da un arcipelago sempre più ampio di paesi stranieri ha coinciso con radicali trasformazioni culturali ed economiche in Italia. L’interazione tra culture diverse ha profondamente modificato il tessuto sociale italiano.
Questa mutazione non è stata compensata da un rinnovamento significativo dell’ambiente costruito, storicamente caratterizzato da inerzia verso l’inflessibilità. La progressiva mutazione delle condizioni di vita dei nuovi italiani fa sì che la loro domanda abitativa converga sempre più con quella di un numero sempre maggiore di italiani. Questo potenziale inespresso può essere oggi ripensato come una risorsa per prevedere strategie di rinnovamento nel tessuto urbano esistente e costruire un terreno comune, un luogo di condivisione e integrazione.
Integrare l’abitazione con la città I nuovi servizi tecnici e modelli abitativi spingono oggi a esternalizzare gran parte delle infrastrutture integrate nell’unità domestica. Questo fenomeno consente la concezione di nuove tipologie abitative e trasforma radicalmente una parte del patrimonio immobiliare esistente. I modelli abitativi tradizionali, caratterizzati da una compartimentazione rigida e inflessibile, possono essere riprogettati in sistemi flessibili e aperti grazie all’applicazione di nuove strategie spaziali e nuovi strumenti di gestione. La trasformazione di stanze sottoutilizzate in nuovi spazi collettivi e l’organizzazione di sistemi di gestione innovativi danno forma a una nuova concezione dell’abitazione, una nuova forma di alloggio in grado di soddisfare la domanda dei nuovi italiani.
Dall’edilizia specializzata verso una politica originale
Con la sua grande quantità di spazi pubblici e i suoi isolati ad alta densità, la città italiana rappresenta da secoli un modello efficiente di integrazione tra la dimensione individuale e quella collettiva. Questo modello, che nel recente passato sembrava essere stato sostituito da un’espansione urbana caratterizzata da case unifamiliari, oggi diventa attuale, arricchito da nuovi modi di vivere e nuove concezioni dell’abitare gli spazi privati e pubblici della casa. Nuove tipologie abitative, sviluppate all’interno di zone densamente popolate della città, consentono un’integrazione innovativa tra la dimensione privata e quella pubblica. La porosità di una città densamente edificata, suddivisa nel suo nucleo da una struttura frammentata di proprietà private, rappresenta il terreno fertile per sviluppare un sistema di alloggi e servizi distribuiti nella città in una rete efficiente invece che in un modello unico per tutti.