Il progetto
Contemporary Rentscapes è un progetto di ricerca biennale finanziato da Sidief Spa (Banca d’Italia), incentrato su strategie trasformative per il grande patrimonio residenziale in locazione.
La prima parte del progetto è stata pubblicata nel volume Re-Housing, la casa come dispositivo di integrazione (Politecnico di Torino, 2018). Nato dall’esigenza di un ricambio generazionale dell’inquilino urbano, FULL ha dimostrato la flessibilità di una parte del patrimonio abitativo dei primi del Novecento attraverso un toolkit di micro interventi. La seconda fase del progetto (Abitare oltre la proprietà) indaga l’offerta innovativa globale nel mercato dell’affitto privato, mappando e decodificando le relazioni e le connessioni tra spazio privato e spazio pubblico nell’ambito domestico servito. Questa sezione del progetto sarà pubblicata nel volume Abitare oltre la proprietà (Politecnico di Torino, 2019).
Re Housing (2018)
Può l’abitare fungere da fattore abilitante per integrare i nuovi cittadini?
L’8 agosto 1991 la nave Vlora sbarcò sulle coste italiane 20.000 albanesi. Da allora, molte cose sono cambiate.
Negli ultimi venticinque anni, l’immigrazione proveniente da un numero sempre più ampio di Paesi stranieri ha coinciso con profonde trasformazioni culturali ed economiche in Italia. Il tessuto sociale italiano è stato profondamente modificato dall’interazione tra culture diverse.
Questa trasformazione non è stata accompagnata da un rinnovamento significativo dell’ambiente costruito, storicamente caratterizzato da un’inerzia verso l’inflessibilità. La progressiva evoluzione delle condizioni di vita dei nuovi residenti in Italia sta portando la loro domanda abitativa a convergere sempre più con quella di un numero crescente di italiani. Questo potenziale inespresso può essere oggi reinterpretato come una risorsa per immaginare strategie di rinnovamento del tessuto urbano esistente e costruire un terreno comune, uno spazio di condivisione e integrazione.
Integrare l’abitazione con i nuovi servizi tecnologici e i modelli abitativi della città apre oggi la possibilità di esternalizzare gran parte delle infrastrutture tradizionalmente integrate all’interno dell’unità domestica. Questo fenomeno non solo consente di concepire nuove tipologie abitative, ma permette anche di trasformare radicalmente una parte del patrimonio edilizio esistente. I modelli abitativi tradizionali, caratterizzati da una compartimentazione rigida e inflessibile, possono essere riprogettati come sistemi aperti e flessibili grazie all’applicazione di nuove strategie spaziali e di nuovi strumenti gestionali. Trasformare gli spazi sottoutilizzati in nuove aree collettive e organizzare sistemi di gestione innovativi consente di formulare una nuova concezione dell’abitare — una forma abitativa capace di rispondere alla domanda dei nuovi italiani.
Dall’housing specilaizzato a una politica originale.
La città italiana, con la sua grande quantità di spazi pubblici e i suoi isolati ad alta densità, ha rappresentato per secoli un modello efficiente di integrazione tra la dimensione individuale e quella collettiva. Questo modello, che nel recente passato sembrava essere stato sostituito da un’espansione urbana caratterizzata da case unifamiliari, sta oggi tornando ad essere attuale, arricchito da nuovi modi di vivere e nuove concezioni dell’abitare gli spazi privati e pubblici della casa. Nuove tipologie abitative, sviluppate all’interno di zone densamente popolate della città, consentono forme innovative di integrazione tra la dimensione privata e quella pubblica. La porosità di una città densamente edificata, suddivisa nel suo nucleo da una struttura frammentata di proprietà private, rappresenta il terreno fertile per sviluppare un sistema di alloggi e servizi distribuiti nella città in una rete efficiente invece che in un modello unico per tutti.
Abitare oltre la proprietà (2019)
L’Italia è un paese di proprietari di immobili. Tuttavia, secondo le statistiche nazionali, gli inquilini che pagano l’affitto in contanti non sembrano essere svantaggiati rispetto ai proprietari: 9 milioni di inquilini spendono in media 400 euro al mese per l’affitto (solo il 14% del reddito medio nazionale). Nelle grandi città, queste cifre cambiano radicalmente. Nel caso di Milano, la superficie degli appartamenti in affitto a prezzi accessibili è di circa 30 mq – la superficie corrispondente al 30% dell’affitto mediano rispetto al reddito mediano della città –, mentre la superficie mediana degli appartamenti in affitto nella città è di 70 mq.
Le città sono il luogo in cui la Wohnungsfrage di Engels si è sempre manifestata nella sua forma più grave, storicamente in tipologie abitative appositamente costruite come le Mietskasernen di Berlino, i caseggiati popolari di New York e gli immeubles de rapport parigini.
Nell’Europa del dopoguerra, le condizioni sociali di disagio associate a queste tipologie hanno dato il via a una serie di sperimentazioni nel campo dell’edilizia popolare, assegnando allo Stato anche il ruolo di grande proprietario immobiliare. La fornitura massiccia di alloggi ha portato agli standard dimensionali ancora in uso nelle norme urbanistiche.
Parallelamente a questa tendenza dominante, alcune tipologie abitative sono state progettate e ottimizzate sulla base delle dimensioni del corpo umano. L’hotel, sin dalla sua prima concezione alla fine del XVIII secolo negli Stati Uniti, è sempre stato un incubatore di innovazione domestica.
Oggi, se osserviamo le principali città del mondo, troviamo tipologie abitative ibride, che mescolano gli spazi e i servizi dell’hotel con le nozioni di comfort e sicurezza tipicamente associate al tradizionale appartamento in affitto. In questo senso, l’alloggio in affitto funziona contemporaneamente come abitazione e come insieme di servizi inclusi. Unità di dimensioni ridotte sono combinate con aree comuni e strutture in singoli edifici. Inoltre, il servizio di pulizia e la gestione simile a quella di un hotel sono solitamente inclusi nel canone di affitto. A seconda del budget e degli utenti target, questo può assumere la forma di co-living per studenti e professionisti, appartamenti di lusso o di marca, appartamenti serviti e appartamenti per anziani.
Quali sarebbero le conseguenze di una città in cui nessuno possiede una casa, ma tutti possono affittarne una?