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I margini della transizione verde

Atacama, il litio e le geografie estese della città a emissioni zero

L’altopiano di Atacama è una regione biogeografica condivisa tra i paesi di Bolivia, Cile e Argentina. Nell’ultimo decennio, è stato anche notocome il “Triangolo del Litio”, un’espressione che sottolinea le vaste riserve minerarie contenute nella regione. La domanda globale di litio è drasticamente aumentata a causa della crescente adozione di veicoli elettrici e sistemi di accumulo di energia rinnovabile, componenti fondamentali della cosiddetta “transizione verde” in atto in molti centri urbani a livello globale. Questa tesi indaga l’urbanizzazione dell’entroterra attraverso le geografie di estrazione che emergono parallelamente alla progressiva decarbonizzazione delle città. Considerando le interazioni metaboliche che esistono tra le città e le geografie di estrazione che le sostengono, essa cerca di approfondire la conoscenza sulla questione dell’urbanizzazione estesa intesa come la geografia planetaria degli entroterra, dei paesaggi operativi e delle periferie estrattive.

In tal modo, questa tesi si basa sui recenti sforzi nel campo degli studi urbani volti sia a superare i confini fisici e concettuali della città nella ricerca sulle questioni urbane, sia a comprendere più accuratamente le interazioni metaboliche incorporate nel processo di urbanizzazione planetaria. Mobilitando studi esistenti sull’urbanizzazione estesa e il metabolismo urbano, sull’estrattivismo e sulle filiere produttive, questa tesi mette in risalto due proposizioni originali: esplorare tali scambi metabolici attraverso lo studio delle filiere produttive; e concentrare l’estrazione direttamente sullo studio dei modelli globali di urbanizzazione. Questa tesi svela pertanto le interazioni metaboliche alla base della transizione verde delle città seguendo una parte della filiera produttiva del litio.

Tuttavia, fare ricerca sull’urbano al di là della città richiede approcci metodologici innovativi. Questo lavoro risponde a tale questione mettendo in discussione sia l’approccio riduttivo dell’urbanizzazione planetaria, sia non accontentandosi delle visioni impraticabili di incorporazione offerte dalla critica postcoloniale, queer e femminista. Al contrario, tenta di costruire un nuovo terreno concettuale elaborando una pratica di etnografia mobile, relazionale e “sottile” su una porzione della filiera produttiva del litio-ione nell’Atacama, capace di tenere insieme frammenti sottili di dinamiche locali e modelli globali, rispondendo così in modo più appropriato all’imperativo transcalare insito nelle idee di metabolismo urbano e di filiere produttive.

Questa sequenza etnografica in movimento si articola attraverso tre studi di caso lungo la “rotta del litio” che collega i depositi minerari nella Cordigliera andina alle infrastrutture portuali sulla costa del Pacifico. Questi studi di caso esplorano diverse questioni concettuali e molteplici dimensioni che caratterizzano la realizzazione dei processi estrattivi attraverso il paesaggio operativo dell’Atacama, espandendo al contempo la nozione di estrazione oltre la definizione spesso ristretta di estrazione di risorse naturali. In primo luogo, l’istituzione di una miniera di litio nel bacino di Olaroz (Argentina) rivela come il processo di accoppiamento strategico, se osservato sul campo, sia ampiamente diverso dal meccanismo equilibrato descritto in letteratura e sia invece costruito su più livelli di disparità socioeconomica. In secondo luogo, la costruzione del più grande parco fotovoltaico del Sud America nel bacino di Cauchari (Argentina) rivela l’intreccio tra le dinamiche dei grandi fondi di investimento e la creazione di paesaggi di energia rinnovabile, evidenziando come i grandi investimenti finanziari che effettivamente costruiscono tali mega-infrastrutture siano costretti a tradursi in accordi microfinanziari che influenzano la vita quotidiana nell’entroterra. In terzo luogo, le geografie quotidiane di Antofagasta, una delle principali città portuali del Cile, svelano la persistenza delle infrastrutture logistiche come assi di continua espropriazione, prendendo spunto dal recente hype sull’arrivo dell’iniziativa cinese “Belt and Road Initiative” nella regione per mostrare come, nonostante la diversa fonte di finanziamento, il principio estrattivista delle infrastrutture logistiche nell’area rimanga invariato.

Le diverse dimensioni della trasformazione socio-spaziale nelle regioni di urbanizzazione estesa analizzate in questa tesi evidenziano l’urgenza di una prospettiva critica e decentrata sull’urbano. In senso più ampio, questi risultati si inseriscono nei dibattiti emergenti, sia popolari che accademici, sulle alternative allo sviluppo capitalistico in generale e sull’urgenza di disaccoppiare l’urbanizzazione dall’estrazione di risorse immaginando agende urbane post-estrattiviste.

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