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	<title>Transizione giusta - FULL | the Future Urban Legacy Lab</title>
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	<description>the Future Urban Legacy Lab</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Jul 2026 14:51:30 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Transizione giusta - FULL | the Future Urban Legacy Lab</title>
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		<title>Torino e i suoi fiumi</title>
		<link>https://full.polito.it/reader/torino-e-i-suoi-fiumi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 14:51:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo rapporto è il frutto di un lavoro che nasce nel 2023, dall’intersezione tra le esigenze strategiche del Comune di Torino, il supporto della Compagnia di San Paolo e le attività di ricerca del centro interdipartimentale FULL – Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino. In una fase caratterizzata dall’attuazione di programmi di rigenerazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Questo rapporto è il frutto di un lavoro che <strong>nasce nel 2023</strong>, dall’intersezione tra le esigenze strategiche del Comune di Torino, il supporto della Compagnia di San Paolo e le attività di ricerca del centro interdipartimentale FULL – Future <em>Urban Legacy</em> Lab del Politecnico di Torino. In una fase caratterizzata dall’attuazione di programmi di rigenerazione urbana sostenuti anche dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’Amministrazione comunale ha avviato un ripensamento di alcuni luoghi chiave della città, tra cui il Parco del Valentino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tale contesto si colloca la consegna alla Città del <strong>report di ricerca <em>Valentino masterplan</em></strong>, che ha proposto una riflessione strategica sul ruolo del parco fluviale e, più in generale, sulla relazione tra sistema delle aree verdi e infrastruttura fluviale urbana. La ricerca ha delineato una prospettiva di rinnovamento delle centralità torinesi, suggerendo, in continuità con le trasformazioni degli anni Novanta legate alla Spina Centrale, una nuova stagione di rigenerazione fondata sulla valorizzazione dell’asta del Po, dei parchi e dei beni culturali ad essa connessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio si è inserito nel quadro delle politiche promosse dall’Assessorato alla Cura della città, Verde Pubblico, Parchi e Fiumi, intercettando le iniziative relative alla riqualificazione delle sponde e al ripristino della navigabilità del Po. Da qui è emersa l’opportunità di <strong>estendere l’indagine all’intero sistema fluviale torinese</strong>, con l’obiettivo di costruire una narrazione integrata e complementare delle centralità urbane, capace di mettere a sistema il verde urbano ed extraurbano e di valorizzare la struttura “a pettine” dei corsi d’acqua e dei territori adiacenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto ha trovato formalizzazione in un protocollo d’intesa tra Politecnico di Torino e Compagnia di San Paolo, che ne ha sostenuto l’attuazione. Ne è scaturito un programma di lavoro biennale, fondato su un’intensa collaborazione tra Amministrazione comunale e gruppo di ricerca, sotto la supervisione della Fondazione. Il presente rapporto ne restituisce esiti, contenuti e prospettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-luminous-vivid-orange-color">NB &#8211; DOWNLOAD A BASSA RISOLUZIONE &#8211;  SCRIVERE PER AVERE IL FILE HR</mark></strong></p>
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		<item>
		<title>Airmap</title>
		<link>https://full.polito.it/research/airmap/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 13:26:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le piattaforme di affitti brevi, su tutte la predominante Airbnb, hanno cambiato economia, usi e forma delle città. Le dinamiche sono tumultuose e non sempre trasparenti, ed è lecito fra l&#8217;altro domandarsi: chi gestisce davvero Airbnb in città? Per aiutare a rispondere a questa e altre domande, il progetto Airmap fornisce dati sull’utilizzo di Airbnb [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le piattaforme di affitti brevi, su tutte la predominante Airbnb, hanno cambiato economia, usi e forma delle città. Le dinamiche sono tumultuose e non sempre trasparenti, ed è lecito fra l&#8217;altro domandarsi: <strong>chi gestisce davvero Airbnb in città?</strong> Per aiutare a rispondere a questa e altre domande, il progetto Airmap fornisce dati sull’utilizzo di Airbnb nelle principali città italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">AirMAP nasce dall’esigenza di <strong>colmare una lacuna informativa</strong> sull’espansione e l’evoluzione diacronica delle locazioni brevi mediate da Airbnb nel contesto italiano. Le basi dati istituzionali risultano spesso frammentate o incomplete, rendendo difficile per i decisori pubblici valutare la reale portata del fenomeno. Il progetto si propone di superare tali limiti attraverso i dataset della società AirDNA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il centro di ricerca FULL ha strutturato un database ad hoc per sedici contesti urbani, con l’obiettivo di produrre una <strong>mappatura sistematica e comparativa</strong> del fenomeno, ed ha ingaggiato e coordinato unità di ricerca dai principali atenei italiani, ciascuna dedicata a una città. Per la prima volta, più realtà urbane eterogenee vengono analizzate con la medesima lente metodologica, consentendo una comparazione scientifica tra contesti diversi. E’ stato prodotto un report relativo all’intera Italia e uno per ciascuna delle seguenti città:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Nord Italia: Bergamo, Genova, Milano, Padova, Torino, Trieste, Venezia.</li>



<li>Centro: Bologna, Firenze, Roma.</li>



<li>Sud e Isole: Bari, Cagliari, Catania, Napoli, Palermo, Reggio Calabria.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi si articola su tre livelli territoriali, derivati dal Sistema Locale del Lavoro (SLL) di riferimento: il capoluogo metropolitano (CM), gli altri comuni del SLL (OM) e l’intero SLL nella sua aggregazione complessiva. I report combinano dati annuali aggregati (<strong>2017–2024</strong>) e dati mensili relativi all’anno più recente (2024), includendo indicatori di domanda e offerta quali notti prenotate, posti letto, unità attive, tariffa media notturna, tasso di occupazione e incassi per unità e per host. L’analisi comprende inoltre la classificazione spaziale delle liste nei comuni OM e nelle città CM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sezione specifica è dedicata alla <strong>professionalizzazione dell’offerta</strong>, attraverso la classificazione degli host in tre categorie: small host (1–2 abitazioni gestite), medium host (3–10 abitazioni) e large host (10 o più abitazioni). Ciascun report include infine un’appendice tematica a cura del gruppo di ricerca locale, volta all’interpretazione di dinamiche territoriali peculiari.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Gruppi di ricerca coinvolti:</h4>



<ul class="wp-block-list">
<li>BARI – Mariella Annese, Fabrizio Di Alessandro, Gianfranco Viesti (Politecnico Bari)</li>



<li>BOLOGNA – Alessandro Bozzetti, Silvia Bartolucci (UniBologna)</li>



<li>CAGLIARI – Abir Benfradj, Michele Campagna, Laura Tolu (UniCagliari)</li>



<li>CATANIA – Eliana Fischer, Teresa Graziano, Laura Saija (UniCatania)</li>



<li>FIRENZE – Marco Bellandi, Alice Calamandrei, Giulia Chiara Ceresa, Valentina D’Ippolito, Federico Martellozzo, Camilla Perrone, Massimo Tofanelli (UniFirenze)</li>



<li>GENOVA – Lorenzo Barbanera, Emanuele Cinti, Igor Costarelli, Niccolò Morelli, Francesca Zagagni (UniGenova)</li>



<li>MILANO – Silvia Mugnano, Valeria Marina Borodi, Riccardo Ramello (Università degli Studi di Milano – Bicocca)</li>



<li>NAPOLI – Gaia del Giudice, Cristina Mattiucci (UniNapoli – Federico II), Cecilia Pasquinelli (UniNapoli Parthenope)</li>



<li>PADOVA – Francesco Mauro, Lorenza Perini, Michelangelo Savino (UniPadova)</li>



<li>PALERMO – Chiara Giubilaro, Marco Picone (UniPalermo)</li>



<li>REGGIO CALABRIA – Benedetta Chiaro, Angelo Chiaro, Gabriella Pultrone (UniReggio Calabria)</li>



<li>ROMA – Antonia Astore, Carlo Cellammare (UniRoma – Sapienza), Luca Tricarico (CNR)</li>



<li>TRIESTE – Elena Marchigiani, Valentina Novak, Andrea Peraz (UniTrieste)</li>



<li>VENEZIA – Matteo Basso, Gianfranco Pozzer (IUAV), Giacomo-Maria Salerno (UniSiena)</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-dots"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il progetto è stato presentato in un <a href="https://full.polito.it/agenda/airmap/">convegno</a> a Torino il 22 maggio 2026 ed i report sono disponibili <a href="https://full.polito.it/airmap/">nella sezione RISORSE</a> del sito.</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>RE-CODING VILLAGES: turning vacancy into community</title>
		<link>https://full.polito.it/agenda/re-coding-villages/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 13:58:39 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://full.polito.it/?post_type=agenda&#038;p=9265</guid>

					<description><![CDATA[<p>RE-CODING VILLAGES è l&#8217;evento satellite del NEB Festival itinerante tra Molise e Abruzzo che unisce dibattito istituzionale e partecipazione per riscrivere le regole del neopopolamento delle aree interne e montane. Il programma si articola in due giornate ricche di confronti (Decoding the Rules) e serious game (Re-coding the Village). Form di iscrizione: https://polito-it.zoom.us/webinar/register/WN_QFV_2OVmTi6kAzP-tZCexw Scarica il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>RE-CODING VILLAGES</strong> è l&#8217;<a href="https://new-european-bauhaus.europa.eu/festival/satellite-events-2026_en" type="link" id="https://new-european-bauhaus.europa.eu/festival/satellite-events-2026_en">evento satellite del NEB Festival</a> itinerante tra Molise e Abruzzo che unisce dibattito istituzionale e partecipazione per riscrivere le regole del neopopolamento delle aree interne e montane. Il programma si articola in due giornate ricche di confronti (Decoding the Rules) e serious game (Re-coding the Village).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Form di iscrizione: <a href="https://polito-it.zoom.us/webinar/register/WN_QFV_2OVmTi6kAzP-tZCexw">https://polito-it.zoom.us/webinar/register/WN_QFV_2OVmTi6kAzP-tZCexw</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Scarica il </strong><a href="https://full.polito.it/wp-content/uploads/2026/06/Programma-RE-CODING-VILLAGES-11.06_compressed.pdf"><strong>programma</strong></a><strong> completo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>Venerdì 12 giugno | Castel del Giudice</strong><br></mark>La giornata si apre decodificando gli strumenti per il territorio: il primo panel esplorerà l&#8217;eredità del PNRR e le strategie di programmazione futura per i piccoli paesi, mentre il secondo sarà dedicato alle &#8220;infrastrutture invisibili&#8221;, le nuove economie e i servizi fondamentali per vivere i paesi.<br>Nel pomeriggio, la teoria lascia il posto all&#8217;azione con una sessione di Serious Game: una sfida collaborativa che porterà alla firma del &#8220;Contratto sociale per il neopopolamento&#8221;, per chiudersi in un momento di festa e condivisione con il Community Warming Party.</p>



<p class="wp-block-paragraph">09:30 Registrazione<br>09:45 Saluti istituzionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">10:00 Panel <strong>Next Gen EU Legacy</strong><br>11:45 Panel <strong>The (In)visible Infrastructure</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">13:15 <em>Light lunch</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">14:30 <strong>Serious game</strong><br>18:30 <em>Community Warming Party</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sabato 13 giugno | Gagliano Aterno</strong><br>Il forum si sposta in Abruzzo per affrontare una delle sfide più complesse: il diritto di abitare le aree interne. Il panel &#8220;New Housing Models&#8221; metterà a confronto istituzioni, accademici e realtà del terzo settore per esplorare modelli abitativi cooperativi e innovativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">10:00 Registrazione<br>10:15 Saluti istituzionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">10:30 Panel <strong>New Housing Models</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">12:30 <em>Light lunch</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Housing Question</title>
		<link>https://full.polito.it/agenda/the-housing-question/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 08:20:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In December 2025 the European Commission published its first Affordable Housing Plan. With a rising demand by Member States to make use of European Funds for housing, the European Union is currently laying the grounds for European housing policies. The results of the ESPON HOUSE4ALL project provide evidence for the European Commission, the JRC and [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In December 2025 the European Commission published its first Affordable Housing Plan. With a rising demand by Member States to make use of European Funds for housing, the European Union is currently laying the grounds for European housing policies. The results of the ESPON HOUSE4ALL project provide evidence for the European Commission, the JRC and the Parliament.</p>



<p class="wp-block-paragraph">The talk will summarise the developments at the EU level until today and provide insights how the research projects results are being used.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Airbnb nelle città italiane: i dati, la regolazione, le sfide</title>
		<link>https://full.polito.it/agenda/airmap/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 13:44:13 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://full.polito.it/?post_type=agenda&#038;p=9871</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il convegno presenterà in anteprima i risultati della ricerca Airmap, promossa da una rete di università italiane e coordinata da FULL – Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino, sulla diffusione di Airbnb nelle maggiori città italiane tra il 2017 e il 2024. Verrà fornito un quadro dettagliato delle principali caratteristiche del fenomeno degli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il convegno presenterà in anteprima i risultati della ricerca <a href="https://full.polito.it/airmap/">Airmap</a>, promossa da una rete di università italiane e coordinata da FULL – Future <em>Urban Legacy </em>Lab del Politecnico di Torino, sulla diffusione di Airbnb nelle maggiori città italiane tra il 2017 e il 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Verrà fornito un quadro dettagliato delle principali caratteristiche del fenomeno degli affitti brevi (dalla diffusione alle performance economiche, dalla distribuzione geografica alle caratteristiche dei soggetti che gestiscono gli annunci), mostrandone l’evoluzione del corso degli anni e delineando il profilo delle diverse città italiane. Sullo sfondo degli elementi conoscitivi forniti dalla ricerca, si aprirà un dialogo sulle principali esperienze di regolazione in Italia e in Europa, tra limiti, potenzialità, vincoli ed effetti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Ingresso libero. Sarà possibile seguire online il convegno tramite <a href="https://polito-it.zoom.us/j/86913171779?pwd=CNfwca6BFXJwbqSdP64ix58kt76qEB.1">questo link</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contatti: full@polito.it</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-purple-color">A <a href="https://full.polito.it/risorse/">questa pagina</a> si possono trovare maggiori informazioni sulla ricerca alla base del convegno, ed è possibile scaricare i report con i dati man mano che saranno resi disponibili.</mark></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gruppi di ricerca che partecipano al progetto e che interverranno al convegno:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>BARI &#8211; Mariella Annese, Fabrizio Di Alessandro, Gianfranco Viesti (Politecnico Bari)</li>



<li>BOLOGNA &#8211; Alessandro Bozzetti, Silvia Bartolucci (UniBologna)</li>



<li>CAGLIARI &#8211; Abir Benfradj, Michele Campagna, Laura Tolu (UniCagliari)</li>



<li>CATANIA &#8211; Eliana Fischer, Teresa Graziano, Laura Saija (UniCatania)</li>



<li>FIRENZE &#8211; Marco Bellandi, Alice Calamandrei, Giulia Chiara Ceresa, Valentina D’Ippolito, Federico Martellozzo, Camilla Perrone, Massimo Tofanelli (UniFirenze)</li>



<li>GENOVA &#8211; Lorenzo Barbanera, Emanuele Cinti, Igor Costarelli, Niccolò Morelli, Francesca Zagagni (UniGenova)</li>



<li>MILANO &#8211; Valeria Marina Borodi, Silvia Mugnano, Riccardo Ramello (UniMilano &#8211; Bicocca)</li>



<li>NAPOLI &#8211; Gaia del Giudice, Cristina Mattiucci (UniNapoli &#8211; Federico II), Cecilia Pasquinelli (UniNapoli Parthenope)</li>



<li>PADOVA &#8211; Francesco Mauro, Lorenza Perini, Michelangelo Savino (UniPadova)</li>



<li>PALERMO &#8211; Chiara Giubilaro, Marco Picone (UniPalermo)</li>



<li>REGGIO CALABRIA &#8211; Benedetta Chiaro, Angelo Chiaro, Gabriella Pultrone (UniReggio Calabria)</li>



<li>ROMA &#8211; Antonia Astore, Carlo Cellammare (UniRoma &#8211; Sapienza), Luca Tricarico (CNR)</li>



<li>TRIESTE &#8211; Elena Marchigiani, Valentina Novak, Andrea Peraz (UniTrieste)</li>



<li>VENEZIA &#8211; Matteo Basso, Gianfranco Pozzer (IUAV), Giacomo-Maria Salerno (UniSiena)</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>GECT &#8211; i Gruppi Europei di Collaborazione Territoriale in Italia</title>
		<link>https://full.polito.it/reader/gect-i-gruppi-europei-di-collaborazione-territoriale-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 14:44:42 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://full.polito.it/?post_type=reader&#038;p=9400</guid>

					<description><![CDATA[<p>I Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale (GECT) sono organismi istituzionalizzati finalizzati a programmare e gestire attività transfrontaliere e transnazionali. Si basano sul regolamento 1082/2006 (successivamente aggiornato con regolamento 1302/2013), che consente a soggetti pubblici di Stati membri diversi di formare, insieme, una nuova entità dotata di personalità giuridica, ricorre nel 2026 il ventennale dalla loro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale (GECT) sono organismi istituzionalizzati finalizzati a programmare e gestire attività transfrontaliere e transnazionali. Si basano sul regolamento 1082/2006 (successivamente aggiornato con regolamento 1302/2013), che consente a soggetti pubblici di Stati membri diversi di formare, insieme, una nuova entità dotata di personalità giuridica, ricorre nel 2026 il ventennale dalla loro istituzione. Si tratta delle prime strutture di cooperazione con personalità giuridica che sono state definite dal diritto dell’Unione europea. In Italia, la normativa di attuazione del regolamento europeo del 2006 è stata adottata nel 2009. I GECT sono disciplinati da una Convenzione conclusa all’unanimità dai membri e da uno Statuto approvato successivamente, e mirano a facilitare e promuovere la cooperazione territoriale, con il fine ultimo di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale nell&#8217;Unione Europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’origine delle istituzioni transfrontaliere risale alla seconda metà degli anni Cinquanta, quando enti subnazionali attraverso le frontiere europee hanno sentito l’esigenza di avviare forme strutturate di cooperazione per affrontare problematiche comuni, o per cogliere comuni opportunità di sviluppo e miglioramento della qualità della vita per le popolazioni di frontiera. Tali istanze sono state colte e accompagnate soprattutto in seno al Consiglio d’Europa, anche come strumento di pacificazione a seguito del secondo conflitto mondiale. Sono così nate le prime “Euroregioni” (la prima viene tradizionalmente individuata come istituita alla frontiera tra Germania e Olanda tra tre associazioni municipali nel 1958), seguite dall’emergere delle “Comunità di lavoro”, generalmente orientate allo sviluppo economico e di area più vasta. Parallelamente, nel 1972, è stata istituita l’Associazione delle Regioni Frontaliere Europee (AEBR) – primo organo collegiale rappresentativo delle istanze delle regioni frontaliere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la prima riforma dei fondi strutturali (nel 1989) e la definizione di una vera e propria politica regionale europea, la cooperazione transfrontaliera è stata dotata di fondi specifici attraverso l’istituzione dei programmi Interreg.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A partire dagli anni Novanta, grazie anche alle risorse messe a disposizione nel quadro delle politiche di coesione, i tentativi di istituzionalizzare le relazioni transfrontaliere e territoriali si sono moltiplicati; è in questo contesto che deve essere letta l’approvazione del regolamento dei GECT, che a partire dal 2006 si è proposto di offrire uno strumento “pronto all’uso” per la costituzione di organismi transfrontalieri, transnazionali e interregionali a scala subnazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I GECT hanno acquisito una rilevanza e diffusione crescente nel corso degli ultimi anni, anche grazie all’attenzione sempre più strategica dedicata alla cooperazione territoriale europea, che a partire dal 2007 è uno dei macro-obiettivi prioritari della politica di coesione. Inoltre, la pandemia da Covid-19 se ha, da un lato, mostrato la fragilità dei processi di integrazione a scala sub-nazionale, con gli attori locali e regionali frontalieri che si sono trovati spiazzati dalle chiusure dei confini nazionali spesso adottate unilateralmente e improvvisamente dagli Stati membri; d’altro lato ha anche rafforzato un movimento coordinato di Regioni di confine europee, che chiedono con forza il riconoscimento del proprio status specifico e una maggiore diffusione dei servizi pubblici transfrontalieri. Il tema della cooperazione transfrontaliera e degli strumenti ad essa dedicati è oggi di grande attualità e rilevanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad agosto 2025 (ultimo aggiornamento disponibile) risultavano censiti nel registro ufficiale dei GECT (gestito dal Comitato delle Regioni) 91 Gruppi operanti dentro e attraverso il territorio dell’Unione europea; tra questi, quattordici prevedono una partecipazione italiana. Sono, inoltre, in corso di costituzione altri GECT con il coinvolgimento di soggetti italiani, con processi a diversi gradi di maturazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le esperienze dei GECT presentano inevitabilmente dei tratti comuni, dal momento che si fondano sul medesimo strumento. Parimenti, però, presentano numerosi elementi di differenza, che è possibile individuare ed analizzare attraverso diverse direttrici. Tra queste si possono menzionare le caratteristiche proprie dei territori in cui si collocano, l’anno di istituzione e dunque la longevità, gli obiettivi che scelgono di perseguire, i modelli di governance che adottano, le principali fonti di finanziamento e le progettualità, il livello di integrazione raggiunto e di esperienze maturate, il livello di coinvolgimento politico e tecnico, l’appartenenza comune a determinati Stati membri, l’eventuale partecipazione di territori non membri Ue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mancava, sinora, uno studio approfondito e sistematico delle esperienze dei GECT in Italia che potesse, da un lato, consentire di capire che cosa si è raggiunto sinora attraverso questo strumento e quali sono le prospettive future; dall’altro, permettere ai Gruppi stessi di conoscersi reciprocamente apprendendo attraverso uno scambio di esperienze e buone pratiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto “I Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale in Italia: Stato dell’arte e raccomandazioni di policy” si è posto l’obiettivo di colmare questa lacuna. Finanziato nell’ambito del Progetto ITALIAE2 , il progetto nasce da un accordo tra il Dipartimento degli affari regionali e le autonomie (DARA) della Presidenza del Consiglio dei ministri, che cura l’istruttoria degli atti di autorizzazione alla costituzione dei GECT e provvede alla tenuta del Registro nazionale dei GECT (ai sensi dell’articolo 46 della legge 7 luglio 2009 n. 88), e l’Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr Issirfa). Per la realizzazione delle attività previste, il Cnr Issirfa ha scelto di avvalersi della collaborazione di due centri di riconosciuto prestigio con competenze specifiche in materia di cooperazione territoriale: il laboratorio FULL – Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino e l’Istituto di Studi Federali Comparati di EURAC Research.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le attività condotte durante la vita del progetto (luglio 2024 – dicembre 2025) possono essere fatte rientrare in tre categorie:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attività di ricerca: il progetto si è posto l’obiettivo di indagare lo strumento dei GECT e la sua attuazione pratica in Italia, anche attraverso una indagine diretta sulle esperienze dei soggetti pubblici italiani in materia;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attività di accompagnamento: il progetto ha offerto una piattaforma per mettere i GECT esistenti e quelli in costituzione in contatto tra loro e discutere delle problematiche e opportunità dello strumento. Attività di accompagnamento specifico sono state condotte anche per alcuni GECT in formazione;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attività di supporto normativo: il progetto ha fornito lo spazio per discutere il quadro normativo europeo e nazionale, e proporre un adeguamento di quest’ultimo alle novità introdotte con il regolamento 1302/2013.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il volume rende conto di tutte queste attività, ed è strutturato come segue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitolo 1 presenta una review della principale letteratura esistente in materia di GECT a livello nazionale e internazionale. Oltre a fare il punto sullo stato dell’arte delle pubblicazioni che hanno approfondito l’esperienza dei GECT negli ultimi 20 anni, la review ha costituito il punto di partenza per l’individuazione delle questioni aperte successivamente affrontate nell’analisi dei GECT in Italia. Il capitolo 2 illustra l’attuale quadro normativo, a livello europeo e nazionale, sui GECT e ne discute le prospettive di riforma. Vengono inoltre presentati alcuni elementi sulle normative nazionali in alcuni paesi europei, in particolare quelli che ospitano GECT con partecipanti italiani. Il capitolo 3 presenta, attraverso un ampio corredo cartografico, una panoramica sui GECT con partecipanti italiani, raccontati e categorizzati sulla base dei diversi elementi che li caratterizzano (ad esempio: diritto italiano/straniero; anno di istituzione; tipologia di cooperazione territoriale; tipologia di attori partecipanti; risorse mobilitate). Il capitolo include, inoltre, una descrizione di ciascun GECT e delle tipologie di attività portate avanti. Il capitolo 4 rende conto delle attività di ricerca condotte. Dopo una breve introduzione metodologica vengono presentati i risultati dell’indagine, articolati su quattro tematiche principali: organizzazione interna (organi e processo decisionale; eventuali regolamenti interni; frequenza degli incontri, gestione del personale ecc.); finanziamento e risorse (fonti di finanziamento, con particolare focus sui programmi Interreg, e uso delle risorse); organizzazione esterna (relazioni istituzionali a diversi livelli; relazioni con il territorio; visibilità e comunicazione); questioni amministrative (legate all’attuazione delle attività e alla natura transfrontaliera degli enti). Nel capitolo 5 vengono discusse potenzialità e sfide dei GECT in Italia, sulla base degli elementi emersi dall’analisi. Si discute del valore aggiunto dello strumento GECT, anche in base alle diverse tipologie e approcci identificati, nonché dei principali limiti e problematiche che emergono nella sua applicazione e di eventuali prospettive future e potenzialità di miglioramento. Vengono inoltre identificati alcuni elementi di rilievo da tenere in considerazione per la costituzione di un GECT sulla base dei risultati dello studio. Nel capitolo 6 si discute delle attività operative messe in atto nell’ambito del progetto, tra cui un ciclo di seminari online (realizzati tra maggio e giugno 2025) e le attività di accompagnamento a esperienze in formazione; viene inoltre discussa la possibilità di replicare il modello adottato. Nel capitolo 7 vengono, infine, tracciate alcune conclusioni e raccomandazioni per il DARA e per una ottimale valorizzazione dello strumento GECT nel contesto italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto è corredato da due allegati: una check list che raccoglie i passaggi necessari per procedere all’istruttoria dei GECT; e una ampia raccolta bibliografica relativa alla cooperazione territoriale europea e ai GECT. Il lavoro di ricerca e accompagnamento– e dunque questo volume – offre i risultati di un primo tentativo di sistematizzare e mettere in rete la conoscenza accumulata dai GECT con partecipanti italiani a quasi 20 anni dall’approvazione del regolamento 1082/2006. I risultati del lavoro di ricerca restituiscono la fotografia di uno strumento dinamico e in evoluzione, che ha consentito sinora di raggiungere risultati molto significativi e, al tempo stesso, sembra non aver ancora raggiunto appieno lo sfruttamento del suo potenziale. Da questo punto di vista, il volume offre anche una serie di spunti per ulteriori approfondimenti e attività, in cui ricerca e accompagnamento possano sostenere l’efficacia e l’utilità delle azioni di cooperazione territoriale europea.</p>
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		<title>CROSSGOV</title>
		<link>https://full.polito.it/reader/crossgov/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Namitha Manappurath]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 15:55:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le regioni di confine europee vengono spesso descritte come i «laboratori» dell’Europa e dell’integrazione europea (Bertram et al. 2023a). E in effetti, le regioni di confine sono territori altamente dinamici e stimolanti che dimostrano il potenziale dell’integrazione europea. L’eliminazione degli ostacoli legati alle frontiere favorisce la prosperità economica, gli scambi sociali e l’innovazione politica (Capello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le regioni di confine europee vengono spesso descritte come i «laboratori» dell’Europa e dell’integrazione europea (Bertram et al. 2023a). E in effetti, le regioni di confine sono territori altamente dinamici e stimolanti che dimostrano il potenziale dell’integrazione europea. L’eliminazione degli ostacoli legati alle frontiere favorisce la prosperità economica, gli scambi sociali e l’innovazione politica (Capello et al. 2018; Paul et al. 2025). D&#8217;altra parte, le recenti crisi hanno dimostrato che i costi della mancata integrazione possono essere molto elevati. La pandemia di COVID-19, con le sue ripercussioni in termini di controlli alle frontiere e chiusure parziali, ha rivelato che le regioni di confine non sono necessariamente i luoghi in cui l&#8217;integrazione europea funziona in modo più efficace (Chilla et al. 2022; Hippe et al. 2022). Piuttosto, le regioni di confine sono sismometri dell’integrazione europea con una resilienza limitata alle crisi e il cui grande potenziale resta da sviluppare (Medeiros et al. 2021).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le regioni di confine mostrano una notevole diversità territoriale. Possono essere periferiche o metropolitane, e il confine stesso può essere una catena montuosa, un fiume o una pianura. Le disparità possono essere molto elevate anche lungo lo stesso confine, così come le differenze nei mercati del lavoro e nei fenomeni di mobilità (Hippe et al. 2024). Allo stesso tempo, le culture politiche e i sistemi di governance multilivello su entrambi i lati del confine possono essere molto diversi, spesso caratterizzati solo da accordi transfrontalieri selettivi. La diversità territoriale nelle regioni di confine può quindi essere molto complessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si osserva una situazione paradossale: anche se l’importanza dell’integrazione transfrontaliera è ampiamente riconosciuta, le soluzioni di governance sono spesso incrementali e le conoscenze analitiche rimangono limitate (Berzi et al. 2026). In questo contesto è stato avviato il progetto CROSSGOV, con l’obiettivo di raggiungere un «nuovo livello» di comprensione analitica e di concretizzare misure per sbloccare il potenziale della governance nelle regioni di confine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto CROSSGOV supporta le politiche dell’UE, nazionali e regionali nel rispondere alle seguenti domande chiave:</p>



<p class="wp-block-paragraph">• Come definire le aree funzionali transfrontaliere in Europa? Come calibrare le definizioni analitiche con le realtà effettive delle aree funzionali transfrontaliere in cui le persone vivono e lavorano?</p>



<p class="wp-block-paragraph">• Come ampliare le conoscenze basate su indicatori sul funzionamento delle regioni di confine in un contesto di dati complesso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">• Quali sono i principali modelli e dinamiche, nonché le sfide e le soluzioni all’interno delle regioni di confine e delle loro aree funzionali transfrontaliere?</p>



<p class="wp-block-paragraph">• Quali strutture di governance sono in atto nelle regioni transfrontaliere? Come garantire la coerenza politica verticale e orizzontale per sfruttare le potenzialità delle aree funzionali transfrontaliere?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affrontando sia la prospettiva funzionale che quella di governance delle regioni di confine in tutta Europa, il progetto è organizzato in tre attività. I task 1 e 2 si concentrano sul livello europeo e comprendono una revisione dei lavori scientifici e di rilevanza politica sulle regioni di confine, in particolare sulle aree funzionali transfrontaliere. Un ulteriore risultato chiave è la banca dati paneuropea che fornirà dati territoriali transfrontalieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il task 3 fornisce un&#8217;analisi complementare delle aree funzionali e delle strutture di governance di dieci aree oggetto di studio, discutendo non solo la situazione attuale, ma anche esplorando scenari futuri di contesti transfrontalieri con le parti interessate a livello regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al progetto ESPON CROSSGOV il centro FULL ha collaborato lavorando a questo report finale e alle analisi sui casi studio di Espace Mont-Blanc e di Kras-Carso-Trieste.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Pagina ufficiale <a href="https://www.espon.eu/projects/crossgov-governance-mechanisms-cross-border-functional-areas">ESPON</a> con tutte le informazioni e i prodotti della ricerca</li>



<li>Pagina ESPON del <a href="https://www.espon.eu/publications/crossgov-final-report">Report</a> finale e degli allegati</li>



<li>Casi studio analizzati da FULL: <a href="https://www.espon.eu/publications/crossgov-espace-mont-blanc-case-study-chfrit">Espace Mont Blanc</a> e <a href="https://www.espon.eu/publications/crossgov-kras-carso-trieste-case-study-itsi">Kras-Carso-Trieste</a></li>
</ul>
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		<title>Post-office turn</title>
		<link>https://full.polito.it/research/post-office-turn/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:00:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 2020, la rapida diffusione del lavoro a distanza e ibrido ha profondamente ridisegnato i mercati degli uffici in tutto il mondo, accelerando la tendenza all&#8217;abbandono degli immobili e costringendo le città a ripensare il ruolo dei quartieri centrali degli affari. Il calo della domanda di spazi di lavoro tradizionali si interseca con le crescenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal 2020, la <strong>rapida diffusione del lavoro a distanza</strong> e ibrido ha profondamente ridisegnato i mercati degli uffici in tutto il mondo, accelerando la tendenza all&#8217;abbandono degli immobili e costringendo le città a ripensare il ruolo dei quartieri centrali degli affari. Il calo della domanda di spazi di lavoro tradizionali si interseca con le crescenti pressioni sull&#8217;offerta di alloggi e con gli impegni ambientali in costante evoluzione, suscitando un rinnovato interesse per il riutilizzo adattivo come strumento strategico per la trasformazione urbana.<br>Il Nord Italia, in particolare le aree metropolitane di <strong>Milano e Torino</strong>, rispecchia queste dinamiche globali, pur mostrando caratteristiche specifiche dei territori. Entrambe le città presentano segmenti crescenti di stock di uffici sottoutilizzati, molti dei quali costruiti tra gli anni &#8217;60 e &#8217;90, che ora faticano a rispondere alle esigenze spaziali, ambientali e tecnologiche contemporanee. Allo stesso tempo, <strong>la domanda di alloggi continua ad aumentare</strong>, ampliando la discrepanza tra le superfici commerciali inutilizzate e le esigenze residenziali insoddisfatte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Post-Office Turn indaga come la digitalizzazione del lavoro stia ridefinendo il paesaggio urbano e architettonico di Milano e Torino. La ricerca combina l&#8217;analisi su scala urbana con l&#8217;osservazione su scala edilizia, per comprendere il potenziale trasformativo del patrimonio immobiliare adibito a uffici; integra inoltre mappatura, studio morfologico, analisi delle politiche e ricerca basata sul progetto per esplorare come gli edifici esistenti possano &#8220;imparare&#8221; a diventare spazi residenziali o ibridi in risposta ai cambiamenti strutturali nei modelli di lavoro. Inquadrando il <strong>riuso adattivo</strong> sia come una necessità ambientale che come un&#8217;opportunità per la rigenerazione urbana a basse emissioni di carbonio, il progetto mira a contribuire ai dibattiti contemporanei sul futuro delle città e sulla riattivazione sostenibile del loro patrimonio edilizio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Obiettivi e finalità</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Questa ricerca si concentra sul <strong>riutilizzo adattivo di edifici ordinari</strong>, con particolare attenzione al patrimonio immobiliare degli uffici come luogo chiave di transizione nelle città che stanno subendo una trasformazione economica, sociale e ambientale. L&#8217;abbandono, l&#8217;obsolescenza e il cambiamento delle pratiche lavorative rendono gli edifici adibiti a uffici un terreno di prova cruciale per le strategie di riutilizzo contemporanee.<br>Il progetto indaga il vuoto sia come <strong>condizione fisica</strong> (spazi sfitti, strutture sottoutilizzate) sia come <strong>condizione sistemica</strong> (cambiamenti nel lavoro, nelle politiche, nella governance e nei mercati). Esamina inoltre come le pratiche di riutilizzo si sviluppino su diverse scale e come il progetto, le politiche e la conoscenza ambientale interagiscano nel plasmare nuovi percorsi di trasformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Obiettivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Individuare e analizzare i modelli spaziali di vacanza nel patrimonio immobiliare degli edifici adibiti a uffici in Italia, con particolare attenzione a Torino e Milano.</li>



<li>Documentare le pratiche di riutilizzo e conversione, identificando i fattori tecnici, sociali, economici e normativi in una prospettiva comparativa.</li>



<li>Collegare la trasformazione architettonica con la governance urbana, i quadri di pianificazione e i processi di progettazione collaborativa.</li>



<li>Valutare le implicazioni ambientali, sociali ed economiche del riutilizzo, con particolare attenzione al carbonio incorporato, ai cicli dei materiali e alle prestazioni del ciclo di vita.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Metodi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto utilizza un <strong>quadro comparativo multilivello</strong>, integrando diverse forme di produzione e rappresentazione della conoscenza:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Analisi dei dati urbani per individuare i modelli di sfitto e caratterizzare il patrimonio immobiliare adibito a uffici su più scale.</li>



<li>Mappatura GIS per visualizzare le distribuzioni spaziali, le strutture morfologiche e i potenziali di trasformazione.</li>



<li>Lavoro sul campo in loco per documentare le condizioni architettoniche, gli interventi in corso e le pratiche locali.</li>



<li>Ridisegno architettonico comparativo, incentrato su tipologia, profondità, sistemi di facciata, circolazione e adattabilità spaziale.</li>



<li>Ricerca storica e normativa che collega le narrazioni macro-urbane alle trasformazioni su scala edilizia.</li>



<li>Analisi ambientale ed energetica, per valutare il carbonio incorporato e le implicazioni sul ciclo di vita.</li>



<li>Ricerca basata sulla progettazione per esplorare strategie di riutilizzo adattivo e scenari di trasformazione prototipali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La metodologia si basa sullo <strong>studio pilota di Manhattan</strong> sviluppato per la 14<sup>a</sup> Biennale di San Paolo (2024-2025), che ha testato protocolli di mappatura, strumenti analitici e metodi di documentazione. Lo studio italiano:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Verificherà la trasferibilità di questi strumenti a regioni metropolitane caratterizzate da differenti strutture di governance, patrimoni immobiliari e condizioni normative.</li>



<li>Metterà alla prova e perfezionerà la metodologia, per produrre un quadro coerente con il contesto e adattabile a diversi patrimoni urbani.</li>
</ol>
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			</item>
		<item>
		<title>Interfaces in Valle Bormida vol.1</title>
		<link>https://full.polito.it/agenda/interfaces-in-valle-bormida-vol-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 15:23:55 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://full.polito.it/?post_type=agenda&#038;p=9154</guid>

					<description><![CDATA[<p>Interfaces in Valle Bormida vol.1 è la mostra conclusiva del design studio Architecture, Society and Territory del Politecnico di Torino. Il lavoro ha indagato il territorio della Valle Bormida assumendo il fiume come chiave di lettura progettuale: da elemento percepito storicamente come rischio e margine a possibile risorsa ecologica, sociale e territoriale dei piccoli centri [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Interfaces in Valle Bormida vol.1 è la mostra conclusiva del design studio Architecture, Society and Territory del Politecnico di Torino. Il lavoro ha indagato il territorio della Valle Bormida assumendo il fiume come chiave di lettura progettuale: da elemento percepito storicamente come rischio e margine a possibile risorsa ecologica, sociale e territoriale dei piccoli centri della valle, in particolare i Comuni di Bergolo, Camerana, Cortemilia, Gorzegno, Monesiglio e Saliceto, letti come parte di un sistema più ampio attraversato dal fiume e dalle sue trasformazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sviluppato tra settembre 2025 e febbraio 2026 da oltre 50 studenti e studentesse internazionali della Laurea Magistrale in Architettura per la Sostenibilità (MASt), il design studio ha affrontato la Bormida come infrastruttura ambientale e sociale capace di connettere paesaggi, comunità e pratiche produttive. Il fiume è stato osservato non solo nelle sue dimensioni fisiche e biologiche, ma anche come archivio di memorie e possibile struttura portante di nuove forme di abitare, produzione e fruizione (non solo umana) del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso mappe, disegni, modelli e installazioni, la mostra restituisce gli esiti delle ricerche e delle proposte progettuali che esplorano le relazioni tra acqua e comunità, tra paesaggio e infrastrutture territoriali, mettendo in luce potenzialità spesso latenti e offrendo una lettura del fiume come spazio di progetto condiviso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento inaugurale si terrà sabato 21 febbraio 2026 alle ore 11:00 presso il Museo della Seta dell’ex Filanda di Monesiglio e rappresenta la tappa conclusiva di un percorso di ricerca e progetto durato quasi cinque mesi, che ha coinvolto oltre 50 studenti e studentesse provenienti da 21 Paesi.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Abitare le città universitarie</title>
		<link>https://full.polito.it/agenda/conferenza-linus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 10:00:44 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://full.polito.it/?post_type=agenda&#038;p=8686</guid>

					<description><![CDATA[<p>La conferenza presenta i risultati di una ricerca biennale sull’abitare studentesco nel contesto delle trasformazioni urbane legate al ruolo crescente delle università. Il quadro di riferimento è il progetto PRIN PNRR 2022 LINUS – Living the University City: Student Housing as Driver of Changes, coordinato da Loris Servillo (FULL-DIST), che ha coinvolto gruppi di ricerca [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La conferenza presenta i risultati di una ricerca biennale sull’abitare studentesco nel contesto delle trasformazioni urbane legate al ruolo crescente delle università. Il quadro di riferimento è il progetto PRIN PNRR 2022 LINUS – Living the University City: Student Housing as Driver of Changes, coordinato da Loris Servillo (FULL-DIST), che ha coinvolto gruppi di ricerca nelle quattro città universitarie del Nord Italia analizzate – Bologna, Milano, Padova e Torino – attraverso l’Alma Mater Studiorum &#8211; Università di Bologna, Milano-Bicocca, Padova e il Politecnico di Torino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’internazionalizzazione degli atenei e l’aumento della popolazione studentesca incidono sia sui processi di rigenerazione urbana, tramite investimenti e trasformazioni fisiche, sia sul mercato dell’abitare, sempre più sotto pressione per la domanda di alloggi studenteschi e la competizione con altre forme di residenzialità. In questo quadro, l’abitare è assunto come chiave di lettura per comprendere dinamiche urbane più ampie e le condizioni di una popolazione studentesca complessa e potenzialmente fragile, con ricadute sul diritto allo studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca interdisciplinare, tra urbanistica, geografia e sociologia, ha analizzato politiche urbane e universitarie, sistemi locali di offerta abitativa e condizioni di vita degli studenti. A questo si affianca un monitoraggio delle traiettorie abitative di medio-lungo periodo, supportato per il caso torinese dal <strong>progetto <em>OSA – Osservatorio Student* e Abitare</em></strong>, coordinato da Marco Santangelo (DIST) e finanziato dal Dipartimento DIST del Politecnico di Torino, con l’obiettivo di orientare politiche pubbliche più inclusive e basate su evidenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata di studi è articolata in due parti. <strong>La sessione mattutina (9:00–13:00)</strong> coinvolge le università partner e istituzioni nazionali in una riflessione sugli strumenti adottati nelle politiche di terza missione e public engagement e sul ruolo degli atenei nelle politiche urbane, con particolare attenzione al tema dell’abitare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sessione pomeridiana (14:30–17:30)</strong> prevede un confronto con ricercatrici e ricercatori nazionali e internazionali su quattro temi chiave delle trasformazioni in atto nelle città universitarie italiane: finanziarizzazione dell’abitare studentesco, studentificazione, narrazioni politiche dell’economia della conoscenza e diritto allo studio come diritto alla città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per informazioni scrivere a <a href="mailto:full@polito.it">full@polito.it</a> o <a href="mailto:erica.mangione@polito.it">erica.mangione@polito.it</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La conferenza è organizzata nell’ambito del Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN PNRR 2022) dal titolo LINUS – Living the University City, finanziato&nbsp;dall’Unione europea – NextGenerationEU&nbsp;tramite il Ministero per l’Università e la Ricerca (MUR) con fondi PNRR, in collaborazione con il progetto dipartimentale OSA – Osservatorio Student* e Abitare / DIST.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>Un resoconto generale della giornata e documenti presentati sono disponibili <a href="https://www.polito.it/ateneo/comunicazione-e-ufficio-stampa/poliflash/al-politecnico-un-dibattito-nazionale-su-politiche-pratiche">su Poliflash</a>.</strong></mark></p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>La registrazione integrale della conferenza è disponibile nella sezione <a href="https://full.polito.it/talkmedia/conferenza-abitare-le-citta-universitarie/">Media</a>.</strong></mark></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
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