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	<title>fiumi - FULL | the Future Urban Legacy Lab</title>
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	<title>fiumi - FULL | the Future Urban Legacy Lab</title>
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		<title>Da fiume-margine a fiume-risorsa: giovani architetti internazionali reinventano il Bormida</title>
		<link>https://full.polito.it/press/da-fiume-margine-a-fiume-risorsa-giovani-architetti-internazionali-reinventano-il-bormida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 14:10:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Monesiglio (CN), 26 febbraio 2026 &#8211; il design studio Architecture, Society and Territory del Politecnico di Torino ha indagato il territorio della Valle Bormida assumendo il fiume come chiave di lettura progettuale.</p>
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<p>Monesiglio (CN), 26 febbraio 2026 &#8211; il design studio Architecture, Society and Territory del Politecnico di Torino ha indagato il territorio della Valle Bormida assumendo il fiume come chiave di lettura progettuale.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;accesso ai corsi d&#8217;acqua in ambiente urbano</title>
		<link>https://full.polito.it/agenda/laccesso-ai-corsi-dacqua-in-ambiente-urbano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 09:50:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del periodo di visiting della dottoranda Beini Ma della Tsinghua University, durante il quale sta raccogliendo una serie di informazioni al parco del Valentino legate a morfologia urbana, dati microclimatici e comportamento delle persone, FULL propone un momento di scambio multidisciplinare su questo tema. La ricerca di Beini Ma indaga i meccanismi di [&#8230;]</p>
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<p>In occasione del periodo di visiting della dottoranda Beini Ma della Tsinghua University, durante il quale sta raccogliendo una serie di informazioni al parco del Valentino legate a <strong>morfologia urbana, dati microclimatici e comportamento delle persone</strong>, FULL propone un momento di scambio multidisciplinare su questo tema.</p>



<p>La ricerca di Beini Ma indaga i meccanismi di ambiente, fisiologia e comportamento in waterfront urbani complessi. I casi studio sono <strong>Shichahai a Beijing</strong> e il <strong>Parco del Valentino a Torino</strong>.</p>
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		<title>Interfaces in Valle Bormida vol.1</title>
		<link>https://full.polito.it/agenda/interfaces-in-valle-bormida-vol-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 15:23:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Interfaces in Valle Bormida vol.1 è la mostra conclusiva del design studio Architecture, Society and Territory del Politecnico di Torino. Il lavoro ha indagato il territorio della Valle Bormida assumendo il fiume come chiave di lettura progettuale: da elemento percepito storicamente come rischio e margine a possibile risorsa ecologica, sociale e territoriale dei piccoli centri [&#8230;]</p>
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<p>Interfaces in Valle Bormida vol.1 è la mostra conclusiva del design studio Architecture, Society and Territory del Politecnico di Torino. Il lavoro ha indagato il territorio della Valle Bormida assumendo il fiume come chiave di lettura progettuale: da elemento percepito storicamente come rischio e margine a possibile risorsa ecologica, sociale e territoriale dei piccoli centri della valle, in particolare i Comuni di Bergolo, Camerana, Cortemilia, Gorzegno, Monesiglio e Saliceto, letti come parte di un sistema più ampio attraversato dal fiume e dalle sue trasformazioni.</p>



<p>Sviluppato tra settembre 2025 e febbraio 2026 da oltre 50 studenti e studentesse internazionali della Laurea Magistrale in Architettura per la Sostenibilità (MASt), il design studio ha affrontato la Bormida come infrastruttura ambientale e sociale capace di connettere paesaggi, comunità e pratiche produttive. Il fiume è stato osservato non solo nelle sue dimensioni fisiche e biologiche, ma anche come archivio di memorie e possibile struttura portante di nuove forme di abitare, produzione e fruizione (non solo umana) del territorio.</p>



<p>Attraverso mappe, disegni, modelli e installazioni, la mostra restituisce gli esiti delle ricerche e delle proposte progettuali che esplorano le relazioni tra acqua e comunità, tra paesaggio e infrastrutture territoriali, mettendo in luce potenzialità spesso latenti e offrendo una lettura del fiume come spazio di progetto condiviso.</p>



<p>L’evento inaugurale si terrà sabato 21 febbraio 2026 alle ore 11:00 presso il Museo della Seta dell’ex Filanda di Monesiglio e rappresenta la tappa conclusiva di un percorso di ricerca e progetto durato quasi cinque mesi, che ha coinvolto oltre 50 studenti e studentesse provenienti da 21 Paesi.</p>
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		<item>
		<title>La pianificazione strategica di ambito fluviale. Possibili approcci e opportunità trasformative per il contesto torinese</title>
		<link>https://full.polito.it/reader/la-pianificazione-strategica-di-ambito-fluviale-possibili-approcci-e-opportunita-trasformative-per-il-contesto-torinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 12:59:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino presenta una mostra che, insieme a un amplissimo progetto territoriale, intende approfondire il tema della crisi climatica, offrendo una visione sinottica dei cambiamenti millenari lungo il percorso del fiume Po, paradigma di quanto sta avvenendo su scala mondiale. Il [&#8230;]</p>
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<p>Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino presenta una mostra che, insieme a un amplissimo progetto territoriale, intende approfondire il tema della crisi climatica, offrendo una visione sinottica dei cambiamenti millenari lungo il percorso del fiume Po, paradigma di quanto sta avvenendo su scala mondiale.</p>



<p>Il progetto nasce in dialogo con l’Assessorato alla Cura della città, Verde Pubblico e sponde fluviali della Città di Torino e dalla collaborazione tra Palazzo Madama e fondamentali partner nazionali, da sempre impegnati sui temi della conservazione e tutela ambientale, in primis l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po (ABDPO) e l’Agenzia Interregionale per il fiume Po (A.I.Po) insieme alle Riserve della Biosfera del Po, oggi unite nella Riserva MaB UNESCO Po Grande. Accanto a essi gli interpreti torinesi, dal Politecnico di Torino all’Università degli Studi di Torino, allo European Research Institute che quotidianamente portano avanti la ricerca e lo studio del Po e dell’acqua in generale da prospettive disciplinari diverse, e con la media partnership di Rai Radio3.</p>



<p>Affrontando i temi essenziali del cambiamento climatico in un’esposizione che intesse un racconto visivo tutto sviluppato nell’interazione tra grande pittura e fotografia, illustrazione e infografica capaci di narrare il paesaggio italiano nella sua complessità e articolazione, dalle Alpi al mare, il progetto espositivo punta l’attenzione sul tema dell&#8217;acqua e in particolare sul nostro Grande Fiume, che da millenni determina il paesaggio e la vita della popolazione, è via di comunicazione ma anche supporto essenziale per le attività agricole e industriali, ed esplora le conseguenze e analizza le potenziali soluzioni messe in atto sul territorio dai diversi enti di ricerca e di tutela del Po.</p>



<p>652 chilometri di lunghezza, 141 affluenti, quasi 87.000 chilometri quadrati di bacino idrografico, 19.850.000 di abitanti, il 37% della produzione agricola italiana, il 55% dell’industria zootecnica nazionale: il Po e il bacino padano, dove si produce il 40% del PIL nazionale, costituiscono una delle aree con la più alta concentrazione di popolazione, industrie e attività commerciali a livello europeo.</p>



<p>Questo incredibile sviluppo è stato reso possibile grazie alla storica stabilità e abbondanza della portata delle acque del maggior fiume d’Italia, che provengono da innumerevoli fonti e processi naturali diversificati – sorgenti montane, fusione nivale, ghiacciai, grandi laghi e risorgive di pianura – ma che negli ultimi decenni hanno visto un significativo mutamento, portando a un fenomeno di crisi che si sta verificando ovunque a livello globale.</p>



<p>Proprio per le sue peculiarità e per il suo portato di memoria, di stratificazione storica e di paesaggi, il Po – romano e pagano, bizantino e longobardo, feudale e delle signorie, delle campagne e delle città, romantico, agricolo, industriale, turistico e cinematografico – è capace di restituire in maniera emblematica e chiaramente percepibile la crisi climatica e i suoi effetti: la fisionomia del pianeta sta cambiando più rapidamente di quanto abbia fatto negli ultimi millenni ed è ormai dimostrato il ruolo che gli esseri umani hanno esercitato in questo processo.</p>



<p>La mostra Change! ha l’obiettivo di descrivere questi cambiamenti, offrendo occasioni di riflessione sulla crisi e sui possibili scenari di adattamento ad essa, ma anche di esortare all’azione e alla presa di coscienza: è tempo di agire.</p>



<p>Change!, curata da Tiziana Caserta, Anna La Ferla e Giovanni C.F. Villa, è accompagnata da un catalogo, edito da Silvana Editoriale, con contributi &#8211; fra gli altri &#8211; di studiosi dell’Università degli Studi di Torino, dell’Università degli Studi di Bergamo, del Politecnico di Torino, del Politecnico di Milano, dell’ENEA, di Slow Food, di Adaptation.it e di Mondoserie.it.</p>



<p>Change! Ieri, oggi, domani. Il Po. (Milano: Silvana Editoriale, 2024), ISBN 978-88-3665-882-4: 170-179, catalogo della mostra Change! tenuta a Palazzo Madama, Torino.</p>
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		<item>
		<title>Lab Park. Nuovo scenario per il Parco dell’Arrivore</title>
		<link>https://full.polito.it/research/lab-park-nuovo-scenario-per-il-parco-dellarrivore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 14:34:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’iniziativa consiste nell’elaborazione di una&#160;visione rigenerativa per il Parco dell’Arrivore (Torino).Il consorzio di lavoro intende costruire uno scenario progettuale preliminare che, raccogliendo le istanze della comunità locale, sia in grado di generare un nuovo immaginario di questo brano di città, connotato da elevato potenziale paesaggistico e naturalistico ma oggi percepito come degradato e isolato. L’iniziativa [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">L’iniziativa consiste nell’elaborazione di una&nbsp;<strong>visione rigenerativa per il Parco dell’Arrivore (Torino)</strong>.<br>Il consorzio di lavoro intende costruire uno scenario progettuale preliminare che, raccogliendo le istanze della comunità locale, sia in grado di generare un nuovo immaginario di questo brano di città, connotato da elevato potenziale paesaggistico e naturalistico ma oggi percepito come degradato e isolato. L’iniziativa mette al centro gli approcci offerti dalle&nbsp;<strong>Nature-Based Solutions</strong>, testando il loro potenziale per la progettazione di spazi pubblici inclusivi, sostenibili e resilienti.</p>



<p>La prima fase di lavoro, sviluppata da FULL, consiste nelle attività di diagnosi e analisi territoriale, propedeutiche all’elaborazione di una visione progettuale e finalizzate ad evidenziare criticità, elementi distintivi e opportunità progettuali offerte dal contesto.</p>



<p>Il Parco dell’Arrivore è un sito che sfugge ad un giudizio univoco e necessita di essere letto a differenti scale, nel suo duplice ruolo di polmone verde della periferia nord torinese ma anche di nodo di una più ampia rete di parchi fluviali. La sovrapposizione di attività agricole, poi industriali e di estrazione, fino ai più recenti usi occasionali, spesso impropri o illeciti, ha lasciato un palinsesto di segni e di legacy che contribuiscono a caratterizzarne la complessità. Nonostante le criticità, l’Arrivore mostra grandi potenzialità ecologiche e paesaggistiche, dovute alla sua posizione strategica e alla varietà di atmosfere offerte. Le principali direzioni progettuali individuate includono il potenziamento dell’identità del parco, il miglioramento dell’accessibilità e la riqualificazione ambientale attraverso l’applicazione sperimentale di Nature-Based Solutions, con l’obiettivo di promuovere la rigenerazione sostenibile e la trasformazione graduale del sito.</p>
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		<item>
		<title>Torino e i suoi fiumi</title>
		<link>https://full.polito.it/research/torino-e-i-suoi-fiumi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 15:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto di ricerca Torino e i suoi fiumi nasce dalla collaborazione tra Politecnico di Torino, Comune di Torino e Compagnia di San Paolo, con l’obiettivo di ripensare il ruolo del sistema fluviale nella trasformazione contemporanea della città. La ricerca parte dall’assunto che i quattro fiumi torinesi — Po, Dora Riparia, Stura di Lanzo e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il progetto di ricerca <strong>Torino e i suoi fiumi</strong> nasce dalla collaborazione tra <strong>Politecnico di Torino</strong>, <strong>Comune di Torino</strong> e <strong>Compagnia di San Paolo</strong>, con l’obiettivo di ripensare il ruolo del sistema fluviale nella trasformazione contemporanea della città. La ricerca parte dall’assunto che i quattro fiumi torinesi — <strong>Po</strong>, <strong>Dora Riparia</strong>, <strong>Stura di Lanzo</strong> e <strong>Sangone</strong> — costituiscano un insieme di aste ecologiche che attraversano il tessuto urbano e lo connettono al territorio metropolitano circostante. In questa prospettiva, il sistema fluviale rappresenta una infrastruttura ambientale di grande rilevanza, capace di contribuire in modo significativo al contrasto al cambiamento climatico, alla rigenerazione ecologica e al miglioramento della qualità della vita degli abitanti e dei fruitori della città.</p>



<p class="has-text-align-left">Partendo dall’elaborazione di un quadro analitico del sistema fluviale torinese, il progetto si propone di <strong>identificare scenari trasformativi</strong> per i contesti fluviali della città.<br>Tali scenari sono intesi come strumento in grado di svelare <strong>potenzialità progettuali</strong>, traducendole in una <strong>visione d’insieme</strong> capace di dirigere <strong>sviluppi coerenti e coordinati</strong>.</p>



<p>La ricerca ha tre macro-obiettivi:</p>



<p>(1) Riportare l’attenzione sul&nbsp;<strong>patrimonio naturale della città</strong>, inteso anche come dispositivo di&nbsp;<strong>risposta agli effetti del cambiamento climatico</strong>;</p>



<p>(2) Strutturare una&nbsp;<strong>nuova narrativa per la città</strong>, attraverso la&nbsp;<strong>descrizione sistemica</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>valorizzazione</strong>&nbsp;delle&nbsp;<strong>componenti</strong>&nbsp;che caratterizzano ciascuna asta fluviale;</p>



<p>(3) Fornire un&nbsp;<strong>quadro interpretativo</strong>&nbsp;utile al rinnovamento delle&nbsp;<strong>pratiche di programmazione e sviluppo</strong>&nbsp;della Città di Torino.</p>



<p>Il lavoro esamina un tema complesso, affrontando il rapporto tra <strong>edificato e aree fluviali</strong>, la <strong>dimensione ecosistemica</strong> e la definizione di <strong>scenari trasformativi</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>La ricerca assume che i quattro fiumi di Torino, intesi come aste ecologiche che connettono la città al territorio metropolitano, possano svolgere un ruolo cruciale nel contrasto al cambiamento climatico e nel miglioramento della qualità della vita urbana. Lo studio indaga il potenziale del <strong>“Pettine Blu”</strong> con l’obiettivo di definire una strategia per rafforzarne il ruolo ecologico, sociale ed economico. Attraverso tre lenti interpretative — <strong>città ecologica, città ereditata e città del loisir</strong> — la ricerca individua una sequenza di azioni per riattivare il potenziale inespresso delle aste fluviali e rinnovare la relazione tra nucleo urbano e territorio metropolitano.</p>



<p>Il quadro degli interventi proposto valorizza e rinnova ambiti esistenti che finora hanno avuto un ruolo marginale nelle politiche urbane, attribuendo a ciascuno una funzione coerente con le proprie caratteristiche e capace di generare effetti positivi sull’intera città. La ricerca si traduce infine in <strong>nove proiezioni strategiche</strong>, che ridefiniscono la narrazione dei quattro fiumi torinesi e individuano nuove centralità urbane, riaffermando il legame tra risorse naturali, paesaggio costruito e sviluppo della città nel suo rapporto con il territorio circostante.</p>



<p>Nel corso della storia urbana torinese, i fiumi hanno svolto ruoli molteplici e mutevoli: risorsa strategica per lo sviluppo produttivo e industriale, elemento strutturante della forma urbana, ma anche margine urbano progressivamente marginalizzato da infrastrutture, processi di urbanizzazione e trasformazioni economiche. La ricerca propone quindi di rileggere queste aste fluviali come un sistema integrato — definito <strong>“Pettine Blu”</strong> — che possa diventare una delle principali chiavi interpretative e progettuali per la Torino contemporanea. L’obiettivo è individuare strategie e azioni capaci di rinnovarne il ruolo ecologico, sociale ed economico, valorizzando il loro potenziale come corridoi ambientali e spazi di relazione tra città e territorio.</p>



<p>L’analisi si sviluppa attraverso le tre già citate prospettive interpretative — città ecologica, città ereditata e città del loisir — che consentono di osservare il sistema fluviale da punti di vista differenti e complementari. La lente della <strong>città ecologica</strong> mette in evidenza il ruolo dei fiumi come infrastrutture naturali in grado di rafforzare la resilienza ambientale urbana, migliorare la biodiversità e contribuire ai processi di adattamento climatico. La prospettiva della <strong>città ereditata</strong> analizza invece il rapporto tra fiumi, patrimonio costruito e processi storici di trasformazione della città, mettendo in luce come il paesaggio fluviale sia il risultato di una stratificazione di pratiche, infrastrutture e morfologie urbane. Infine, la lente della <strong>città del loisir </strong>esplora il potenziale dei fiumi come spazi di fruizione pubblica, tempo libero e socialità, evidenziando il ruolo che questi luoghi possono svolgere nella costruzione di nuove forme di abitabilità urbana.</p>



<p>A partire da queste tre prospettive, la ricerca individua <strong>una serie di ambiti strategici lungo i corsi d’acqua</strong> e propone una sequenza di azioni orientate alla riattivazione del potenziale oggi inespresso del sistema fluviale. Il palinsesto complessivo degli interventi si concentra in particolare su contesti urbani esistenti che, pur possedendo caratteristiche rilevanti dal punto di vista ambientale, paesaggistico o sociale, hanno finora avuto un ruolo marginale nelle politiche urbane e negli investimenti pubblici. La proposta metaprogettuale elaborata suggerisce che ciascuno di questi ambiti possa assumere una funzione specifica coerente con il proprio carattere territoriale e, allo stesso tempo, generare effetti positivi sull’intero sistema urbano.</p>



<p>Il lavoro di ricerca conduce infine alla definizione di <strong>nove proiezioni strategiche</strong>, intese come possibili traiettorie di trasformazione del sistema dei fiumi torinesi. Queste proiezioni derivano da un ripensamento complessivo della narrativa urbana legata ai corsi d’acqua e dalla scoperta di nuove potenziali centralità lungo il loro tracciato. Il metaprogetto mette così a fuoco alcuni caratteri strutturali della città attraversata dai fiumi, riconoscendo il valore del rapporto tra risorse naturali ed ecologiche e paesaggio costruito, sedimentato nel tempo attraverso processi storici e trasformazioni urbane. In questa prospettiva, la ricerca propone di riaffermare il legame storico tra Torino e il territorio circostante, aggiornando in chiave contemporanea l’idea — già presente nella visione barocca della città — di un sistema urbano in cui forma della città e paesaggio naturale sono profondamente interconnessi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>#9 – Parchi urbani di nuova generazione</title>
		<link>https://full.polito.it/reader/9-parchi-urbani-di-nuova-generazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Mar 2023 11:58:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il&#160;Parco del Valentino&#160;è uno dei parchi più amati della città di Torino e dove si condensa la memoria collettiva della città. Qui Cristina di Francia costruì nel XVII secolo la sua residenza reale, ampliando e trasformando una villa fluviale affacciata sul Po. Qui si sono svolte anche le Esposizioni Internazionali di fine Ottocento e inizio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il&nbsp;<strong>Parco del Valentino</strong>&nbsp;è uno dei parchi più amati della città di Torino e dove si condensa la memoria collettiva della città. Qui Cristina di Francia costruì nel XVII secolo la sua residenza reale, ampliando e trasformando una villa fluviale affacciata sul Po. Qui si sono svolte anche le Esposizioni Internazionali di fine Ottocento e inizio Novecento e le gare automobilistiche del Gran Premio del Valentino.<br>Nell’ambito del finanziamento Next Generation EU, il Ministero della Cultura italiano ha individuato la valorizzazione del parco del Valentino come una delle 14 attrazioni culturali presenti in Italia da riqualificare attraverso finanziamenti e progettazioni ad hoc.<br>Il&nbsp;<strong>masterplan&nbsp;</strong>mira a consentire alla Città di Torino di identificare la strategia di spesa più efficace per massimizzare l’effetto degli investimenti relativi ai fondi strutturali previsti per produrre impatti socio-economici positivi ed effetti domino duraturi. L’indagine risponde a&nbsp;<strong>quattro domande</strong>&nbsp;principali: 1) Come sono i parchi urbani contemporanei e perché le persone li visitano? 2) Il parco urbano Valentino è un parco contemporaneo? 3) Qual è il suo potenziale inespresso? 4) Quale strategia può attivare il suo potenziale inespresso?</p>



<p><mark style="background-color:#ff6900" class="has-inline-color">NB</mark> &#8211; il file scaricabile da questa pagina è un estratto, per avere una copia gratuita del file completo (160MB) scrivere a full@polito.it</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Parco fluviale urbano di nuova generazione</title>
		<link>https://full.polito.it/research/parco-del-valentino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2022 12:29:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parco del Valentino è uno dei parchi più amati della città e un luogo in cui si concentra la memoria collettiva della città. Questo è il luogo dove Cristina di Francia scelse di costruire la sua residenza reale nel XVII secolo, ampliando e trasformando una villa fluviale affacciata sul Po. È anche il luogo [&#8230;]</p>
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<p>Il Parco del Valentino è uno dei parchi più amati della città e un luogo in cui si concentra la memoria collettiva della città.</p>



<p>Questo è il luogo dove Cristina di Francia scelse di costruire la sua residenza reale nel XVII secolo, ampliando e trasformando una villa fluviale affacciata sul Po. È anche il luogo dove si sono tenute le Esposizioni Internazionali tra la fine del XIX e l&#8217;inizio del XX secolo, nonché le gare automobilistiche del Gran Premio del Valentino. Oggi il parco, centro di gravità del sistema fluviale del Po, è un luogo importante per i torinesi, sia perché è frequentato quotidianamente da molti, sia perché conserva testimonianze tangibili della sua storia ancora visibili oggi. Ne sono un esempio il Castello del Valentino e il Borgo Medievale, ma anche strutture architettoniche di epoca più recente, come Torino Esposizioni.</p>



<p>Nell&#8217;ambito dei finanziamenti Next Generation EU, il Ministero della Cultura italiano ha individuato la valorizzazione del Parco del Valentino come una delle 14 attrazioni culturali situate in Italia da riabilitare attraverso finanziamenti e pianificazioni ad hoc. Dei 1.460 miliardi di euro programmati per i 14 siti strategici, il finanziamento stanziato per la valorizzazione del Parco del Valentino è di 103 milioni di euro.</p>



<p>L&#8217;obiettivo del piano generale è consentire alla città di Torino di individuare la strategia di spesa più efficace volta a massimizzare l&#8217;effetto degli investimenti relativi ai fondi strutturali previsti, al fine di produrre impatti socioeconomici positivi ed effetti a catena duraturi.</p>
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