I Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale (GECT) sono organismi istituzionalizzati finalizzati a programmare e gestire attività transfrontaliere e transnazionali. Si basano sul regolamento 1082/2006 (successivamente aggiornato con regolamento 1302/2013), che consente a soggetti pubblici di Stati membri diversi di formare, insieme, una nuova entità dotata di personalità giuridica, ricorre nel 2026 il ventennale dalla loro istituzione. Si tratta delle prime strutture di cooperazione con personalità giuridica che sono state definite dal diritto dell’Unione europea. In Italia, la normativa di attuazione del regolamento europeo del 2006 è stata adottata nel 2009. I GECT sono disciplinati da una Convenzione conclusa all’unanimità dai membri e da uno Statuto approvato successivamente, e mirano a facilitare e promuovere la cooperazione territoriale, con il fine ultimo di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale nell’Unione Europea.
L’origine delle istituzioni transfrontaliere risale alla seconda metà degli anni Cinquanta, quando enti subnazionali attraverso le frontiere europee hanno sentito l’esigenza di avviare forme strutturate di cooperazione per affrontare problematiche comuni, o per cogliere comuni opportunità di sviluppo e miglioramento della qualità della vita per le popolazioni di frontiera. Tali istanze sono state colte e accompagnate soprattutto in seno al Consiglio d’Europa, anche come strumento di pacificazione a seguito del secondo conflitto mondiale. Sono così nate le prime “Euroregioni” (la prima viene tradizionalmente individuata come istituita alla frontiera tra Germania e Olanda tra tre associazioni municipali nel 1958), seguite dall’emergere delle “Comunità di lavoro”, generalmente orientate allo sviluppo economico e di area più vasta. Parallelamente, nel 1972, è stata istituita l’Associazione delle Regioni Frontaliere Europee (AEBR) – primo organo collegiale rappresentativo delle istanze delle regioni frontaliere.
Con la prima riforma dei fondi strutturali (nel 1989) e la definizione di una vera e propria politica regionale europea, la cooperazione transfrontaliera è stata dotata di fondi specifici attraverso l’istituzione dei programmi Interreg.
A partire dagli anni Novanta, grazie anche alle risorse messe a disposizione nel quadro delle politiche di coesione, i tentativi di istituzionalizzare le relazioni transfrontaliere e territoriali si sono moltiplicati; è in questo contesto che deve essere letta l’approvazione del regolamento dei GECT, che a partire dal 2006 si è proposto di offrire uno strumento “pronto all’uso” per la costituzione di organismi transfrontalieri, transnazionali e interregionali a scala subnazionale.
I GECT hanno acquisito una rilevanza e diffusione crescente nel corso degli ultimi anni, anche grazie all’attenzione sempre più strategica dedicata alla cooperazione territoriale europea, che a partire dal 2007 è uno dei macro-obiettivi prioritari della politica di coesione. Inoltre, la pandemia da Covid-19 se ha, da un lato, mostrato la fragilità dei processi di integrazione a scala sub-nazionale, con gli attori locali e regionali frontalieri che si sono trovati spiazzati dalle chiusure dei confini nazionali spesso adottate unilateralmente e improvvisamente dagli Stati membri; d’altro lato ha anche rafforzato un movimento coordinato di Regioni di confine europee, che chiedono con forza il riconoscimento del proprio status specifico e una maggiore diffusione dei servizi pubblici transfrontalieri. Il tema della cooperazione transfrontaliera e degli strumenti ad essa dedicati è oggi di grande attualità e rilevanza.
Ad agosto 2025 (ultimo aggiornamento disponibile) risultavano censiti nel registro ufficiale dei GECT (gestito dal Comitato delle Regioni) 91 Gruppi operanti dentro e attraverso il territorio dell’Unione europea; tra questi, quattordici prevedono una partecipazione italiana. Sono, inoltre, in corso di costituzione altri GECT con il coinvolgimento di soggetti italiani, con processi a diversi gradi di maturazione.
Le esperienze dei GECT presentano inevitabilmente dei tratti comuni, dal momento che si fondano sul medesimo strumento. Parimenti, però, presentano numerosi elementi di differenza, che è possibile individuare ed analizzare attraverso diverse direttrici. Tra queste si possono menzionare le caratteristiche proprie dei territori in cui si collocano, l’anno di istituzione e dunque la longevità, gli obiettivi che scelgono di perseguire, i modelli di governance che adottano, le principali fonti di finanziamento e le progettualità, il livello di integrazione raggiunto e di esperienze maturate, il livello di coinvolgimento politico e tecnico, l’appartenenza comune a determinati Stati membri, l’eventuale partecipazione di territori non membri Ue.
Mancava, sinora, uno studio approfondito e sistematico delle esperienze dei GECT in Italia che potesse, da un lato, consentire di capire che cosa si è raggiunto sinora attraverso questo strumento e quali sono le prospettive future; dall’altro, permettere ai Gruppi stessi di conoscersi reciprocamente apprendendo attraverso uno scambio di esperienze e buone pratiche.
Il progetto “I Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale in Italia: Stato dell’arte e raccomandazioni di policy” si è posto l’obiettivo di colmare questa lacuna. Finanziato nell’ambito del Progetto ITALIAE2 , il progetto nasce da un accordo tra il Dipartimento degli affari regionali e le autonomie (DARA) della Presidenza del Consiglio dei ministri, che cura l’istruttoria degli atti di autorizzazione alla costituzione dei GECT e provvede alla tenuta del Registro nazionale dei GECT (ai sensi dell’articolo 46 della legge 7 luglio 2009 n. 88), e l’Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr Issirfa). Per la realizzazione delle attività previste, il Cnr Issirfa ha scelto di avvalersi della collaborazione di due centri di riconosciuto prestigio con competenze specifiche in materia di cooperazione territoriale: il laboratorio FULL – Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino e l’Istituto di Studi Federali Comparati di EURAC Research.
Le attività condotte durante la vita del progetto (luglio 2024 – dicembre 2025) possono essere fatte rientrare in tre categorie:
Attività di ricerca: il progetto si è posto l’obiettivo di indagare lo strumento dei GECT e la sua attuazione pratica in Italia, anche attraverso una indagine diretta sulle esperienze dei soggetti pubblici italiani in materia;
Attività di accompagnamento: il progetto ha offerto una piattaforma per mettere i GECT esistenti e quelli in costituzione in contatto tra loro e discutere delle problematiche e opportunità dello strumento. Attività di accompagnamento specifico sono state condotte anche per alcuni GECT in formazione;
Attività di supporto normativo: il progetto ha fornito lo spazio per discutere il quadro normativo europeo e nazionale, e proporre un adeguamento di quest’ultimo alle novità introdotte con il regolamento 1302/2013.
Il volume rende conto di tutte queste attività, ed è strutturato come segue.
Il capitolo 1 presenta una review della principale letteratura esistente in materia di GECT a livello nazionale e internazionale. Oltre a fare il punto sullo stato dell’arte delle pubblicazioni che hanno approfondito l’esperienza dei GECT negli ultimi 20 anni, la review ha costituito il punto di partenza per l’individuazione delle questioni aperte successivamente affrontate nell’analisi dei GECT in Italia. Il capitolo 2 illustra l’attuale quadro normativo, a livello europeo e nazionale, sui GECT e ne discute le prospettive di riforma. Vengono inoltre presentati alcuni elementi sulle normative nazionali in alcuni paesi europei, in particolare quelli che ospitano GECT con partecipanti italiani. Il capitolo 3 presenta, attraverso un ampio corredo cartografico, una panoramica sui GECT con partecipanti italiani, raccontati e categorizzati sulla base dei diversi elementi che li caratterizzano (ad esempio: diritto italiano/straniero; anno di istituzione; tipologia di cooperazione territoriale; tipologia di attori partecipanti; risorse mobilitate). Il capitolo include, inoltre, una descrizione di ciascun GECT e delle tipologie di attività portate avanti. Il capitolo 4 rende conto delle attività di ricerca condotte. Dopo una breve introduzione metodologica vengono presentati i risultati dell’indagine, articolati su quattro tematiche principali: organizzazione interna (organi e processo decisionale; eventuali regolamenti interni; frequenza degli incontri, gestione del personale ecc.); finanziamento e risorse (fonti di finanziamento, con particolare focus sui programmi Interreg, e uso delle risorse); organizzazione esterna (relazioni istituzionali a diversi livelli; relazioni con il territorio; visibilità e comunicazione); questioni amministrative (legate all’attuazione delle attività e alla natura transfrontaliera degli enti). Nel capitolo 5 vengono discusse potenzialità e sfide dei GECT in Italia, sulla base degli elementi emersi dall’analisi. Si discute del valore aggiunto dello strumento GECT, anche in base alle diverse tipologie e approcci identificati, nonché dei principali limiti e problematiche che emergono nella sua applicazione e di eventuali prospettive future e potenzialità di miglioramento. Vengono inoltre identificati alcuni elementi di rilievo da tenere in considerazione per la costituzione di un GECT sulla base dei risultati dello studio. Nel capitolo 6 si discute delle attività operative messe in atto nell’ambito del progetto, tra cui un ciclo di seminari online (realizzati tra maggio e giugno 2025) e le attività di accompagnamento a esperienze in formazione; viene inoltre discussa la possibilità di replicare il modello adottato. Nel capitolo 7 vengono, infine, tracciate alcune conclusioni e raccomandazioni per il DARA e per una ottimale valorizzazione dello strumento GECT nel contesto italiano.
Il rapporto è corredato da due allegati: una check list che raccoglie i passaggi necessari per procedere all’istruttoria dei GECT; e una ampia raccolta bibliografica relativa alla cooperazione territoriale europea e ai GECT. Il lavoro di ricerca e accompagnamento– e dunque questo volume – offre i risultati di un primo tentativo di sistematizzare e mettere in rete la conoscenza accumulata dai GECT con partecipanti italiani a quasi 20 anni dall’approvazione del regolamento 1082/2006. I risultati del lavoro di ricerca restituiscono la fotografia di uno strumento dinamico e in evoluzione, che ha consentito sinora di raggiungere risultati molto significativi e, al tempo stesso, sembra non aver ancora raggiunto appieno lo sfruttamento del suo potenziale. Da questo punto di vista, il volume offre anche una serie di spunti per ulteriori approfondimenti e attività, in cui ricerca e accompagnamento possano sostenere l’efficacia e l’utilità delle azioni di cooperazione territoriale europea.