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	<title>riuso - FULL | the Future Urban Legacy Lab</title>
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	<description>the Future Urban Legacy Lab</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Apr 2026 12:35:19 +0000</lastBuildDate>
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	<title>riuso - FULL | the Future Urban Legacy Lab</title>
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		<title>Post-office turn</title>
		<link>https://full.polito.it/research/post-office-turn/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:00:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 2020, la rapida diffusione del lavoro a distanza e ibrido ha profondamente ridisegnato i mercati degli uffici in tutto il mondo, accelerando la tendenza all&#8217;abbandono degli immobili e costringendo le città a ripensare il ruolo dei quartieri centrali degli affari. Il calo della domanda di spazi di lavoro tradizionali si interseca con le crescenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal 2020, la <strong>rapida diffusione del lavoro a distanza</strong> e ibrido ha profondamente ridisegnato i mercati degli uffici in tutto il mondo, accelerando la tendenza all&#8217;abbandono degli immobili e costringendo le città a ripensare il ruolo dei quartieri centrali degli affari. Il calo della domanda di spazi di lavoro tradizionali si interseca con le crescenti pressioni sull&#8217;offerta di alloggi e con gli impegni ambientali in costante evoluzione, suscitando un rinnovato interesse per il riutilizzo adattivo come strumento strategico per la trasformazione urbana.<br>Il Nord Italia, in particolare le aree metropolitane di <strong>Milano e Torino</strong>, rispecchia queste dinamiche globali, pur mostrando caratteristiche specifiche dei territori. Entrambe le città presentano segmenti crescenti di stock di uffici sottoutilizzati, molti dei quali costruiti tra gli anni &#8217;60 e &#8217;90, che ora faticano a rispondere alle esigenze spaziali, ambientali e tecnologiche contemporanee. Allo stesso tempo, <strong>la domanda di alloggi continua ad aumentare</strong>, ampliando la discrepanza tra le superfici commerciali inutilizzate e le esigenze residenziali insoddisfatte.</p>



<p><br>Post-Office Turn indaga come la digitalizzazione del lavoro stia ridefinendo il paesaggio urbano e architettonico di Milano e Torino. La ricerca combina l&#8217;analisi su scala urbana con l&#8217;osservazione su scala edilizia, per comprendere il potenziale trasformativo del patrimonio immobiliare adibito a uffici; integra inoltre mappatura, studio morfologico, analisi delle politiche e ricerca basata sul progetto per esplorare come gli edifici esistenti possano &#8220;imparare&#8221; a diventare spazi residenziali o ibridi in risposta ai cambiamenti strutturali nei modelli di lavoro. Inquadrando il <strong>riuso adattivo</strong> sia come una necessità ambientale che come un&#8217;opportunità per la rigenerazione urbana a basse emissioni di carbonio, il progetto mira a contribuire ai dibattiti contemporanei sul futuro delle città e sulla riattivazione sostenibile del loro patrimonio edilizio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Obiettivi e finalità</h3>



<p>Questa ricerca si concentra sul <strong>riutilizzo adattivo di edifici ordinari</strong>, con particolare attenzione al patrimonio immobiliare degli uffici come luogo chiave di transizione nelle città che stanno subendo una trasformazione economica, sociale e ambientale. L&#8217;abbandono, l&#8217;obsolescenza e il cambiamento delle pratiche lavorative rendono gli edifici adibiti a uffici un terreno di prova cruciale per le strategie di riutilizzo contemporanee.<br>Il progetto indaga il vuoto sia come <strong>condizione fisica</strong> (spazi sfitti, strutture sottoutilizzate) sia come <strong>condizione sistemica</strong> (cambiamenti nel lavoro, nelle politiche, nella governance e nei mercati). Esamina inoltre come le pratiche di riutilizzo si sviluppino su diverse scale e come il progetto, le politiche e la conoscenza ambientale interagiscano nel plasmare nuovi percorsi di trasformazione.</p>



<p>Obiettivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Individuare e analizzare i modelli spaziali di vacanza nel patrimonio immobiliare degli edifici adibiti a uffici in Italia, con particolare attenzione a Torino e Milano.</li>



<li>Documentare le pratiche di riutilizzo e conversione, identificando i fattori tecnici, sociali, economici e normativi in una prospettiva comparativa.</li>



<li>Collegare la trasformazione architettonica con la governance urbana, i quadri di pianificazione e i processi di progettazione collaborativa.</li>



<li>Valutare le implicazioni ambientali, sociali ed economiche del riutilizzo, con particolare attenzione al carbonio incorporato, ai cicli dei materiali e alle prestazioni del ciclo di vita.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Metodi</h3>



<p>Il progetto utilizza un <strong>quadro comparativo multilivello</strong>, integrando diverse forme di produzione e rappresentazione della conoscenza:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Analisi dei dati urbani per individuare i modelli di sfitto e caratterizzare il patrimonio immobiliare adibito a uffici su più scale.</li>



<li>Mappatura GIS per visualizzare le distribuzioni spaziali, le strutture morfologiche e i potenziali di trasformazione.</li>



<li>Lavoro sul campo in loco per documentare le condizioni architettoniche, gli interventi in corso e le pratiche locali.</li>



<li>Ridisegno architettonico comparativo, incentrato su tipologia, profondità, sistemi di facciata, circolazione e adattabilità spaziale.</li>



<li>Ricerca storica e normativa che collega le narrazioni macro-urbane alle trasformazioni su scala edilizia.</li>



<li>Analisi ambientale ed energetica, per valutare il carbonio incorporato e le implicazioni sul ciclo di vita.</li>



<li>Ricerca basata sulla progettazione per esplorare strategie di riutilizzo adattivo e scenari di trasformazione prototipali.</li>
</ul>



<p>La metodologia si basa sullo <strong>studio pilota di Manhattan</strong> sviluppato per la 14<sup>a</sup> Biennale di San Paolo (2024-2025), che ha testato protocolli di mappatura, strumenti analitici e metodi di documentazione. Lo studio italiano:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Verificherà la trasferibilità di questi strumenti a regioni metropolitane caratterizzate da differenti strutture di governance, patrimoni immobiliari e condizioni normative.</li>



<li>Metterà alla prova e perfezionerà la metodologia, per produrre un quadro coerente con il contesto e adattabile a diversi patrimoni urbani.</li>
</ol>
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		<title>#10 – Progettare il futuro del passato</title>
		<link>https://full.polito.it/reader/10-designing-the-future-of-the-past/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 13:53:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come preservare (o meno) ciò che abbiamo ereditato è una questione contemporanea fondamentale che influenza in modo significativo la definizione di un futuro sostenibile e desiderabile. In un mondo alle prese con la sfida di conservare il nostro patrimonio culturale per gli anni a venire, i confini che definiscono ciò che costituisce il patrimonio sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come preservare (o meno) ciò che abbiamo ereditato è una questione contemporanea fondamentale che influenza in modo significativo la definizione di un futuro sostenibile e desiderabile. In un mondo alle prese con la sfida di conservare il nostro patrimonio culturale per gli anni a venire, i confini che definiscono ciò che costituisce il patrimonio sono diventati sempre più sfumati.</p>



<p>Questo opuscolo approfondisce il dibattito internazionale in corso sulla conservazione (o meno) del patrimonio architettonico. Esaminando come anche gli aspetti meno noti della nostra eredità culturale svolgano un ruolo fondamentale nella discussione più ampia, questa pubblicazione offre spunti di riflessione sulle prospettive in evoluzione che plasmano il futuro potenziale del nostro patrimonio architettonico.</p>



<p>I contributi, che spaziano dal patrimonio critico, all&#8217;architettura del riutilizzo, agli studi letterari futuri, alla post-conservazione e alla contro-conservazione, delineano la doppia natura dell&#8217;eredità costruita del passato: un bene comune sia positivo che negativo, influenzato dai contesti sociali, culturali, economici e ambientali.</p>



<p>Fornendo una panoramica completa delle principali teorie internazionali, il libro mira a promuovere il dialogo interdisciplinare sull&#8217;adattamento del patrimonio urbano, storico e paesaggistico.</p>



<p>Il volume raccoglie i risultati del seminario internazionale “Progettare il futuro del passato”, tenutosi il 17-18 febbraio 2022 a Torino. L&#8217;evento è stato organizzato in collaborazione con i programmi di dottorato in “Architettura: Storia e Progetto” e ha visto la partecipazione del programma di dottorato in “Patrimonio Architettonico e Paesaggistico” del Politecnico di Torino. Questo seminario intensivo è stato parte integrante del corso di dottorato DASP intitolato “Progettare il futuro del passato” per l&#8217;anno accademico 2022-2023.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Controconservazione</title>
		<link>https://full.polito.it/talkmedia/counterpreservation/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2021 09:34:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Serie di seminari primaverili 2021 &#8211; Conservazione e degrado</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Serie di seminari primaverili 2021 &#8211; Conservazione e degrado</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il potenziale della forma</title>
		<link>https://full.polito.it/research/the-potential-of-form/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Namitha Manappurath]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 14:44:51 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://full.quivi.it/?post_type=research&#038;p=1096</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abstract Il riutilizzo adattivo degli edifici esistenti è al centro del dibattito sull&#8217;architettura contemporanea. Questo fenomeno è diventato così importante che architetti di spicco sostengono che la demolizione totale di qualsiasi edificio storico nella città contemporanea sembra impensabile. All&#8217;interno di questo dibattito, il concetto di potenziale emerge come un termine comunemente usato, ma non definito [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Abstract</h2>



<p>Il riutilizzo adattivo degli edifici esistenti è al centro del dibattito sull&#8217;architettura contemporanea. Questo fenomeno è diventato così importante che architetti di spicco sostengono che la demolizione totale di qualsiasi edificio storico nella città contemporanea sembra impensabile.</p>



<p>All&#8217;interno di questo dibattito, il concetto di <em>potenziale </em>emerge come un termine comunemente usato, ma non definito nel campo della conservazione: il suo significato è discutibile.</p>



<p>Partendo dalle radici del dibattito contemporaneo sulla conservazione, la presente ricerca abbraccia teorie consolidate nell&#8217;adattamento degli edifici e approcci più innovativi come la “conservazione sperimentale”, la “post-conservazione” e la “contro-conservazione”, considerando il patrimonio come un concetto in evoluzione.</p>



<p>Nel campo del riutilizzo adattivo, il recupero del “potenziale inutilizzato” degli edifici esistenti è uno dei principali obiettivi di adattamento. Sebbene l&#8217;uso del termine ‘potenziale’ vari nella letteratura, sembra esserci un certo consenso nel campo del riutilizzo adattivo sul fatto che esso si riferisca alla “trasformabilità inespressa”.</p>



<p>Questa ricerca mira a definire, decodificare e valutare il concetto di <em>potenziale trasformativo</em> negli edifici esistenti attraverso una prospettiva post-funzionale.</p>



<p>Il lavoro intende definire questo <em>potenziale </em>attraverso i suoi elementi fisici nel campo dell&#8217;architettura.</p>



<p>L&#8217;obiettivo teorico di questa ricerca è quello di aggiungere il concetto di <em>potenziale trasformativo</em> all&#8217;attuale dibattito sulla conservazione. Questa nuova nozione potrebbe quindi ampliare la teoria della conservazione nella valutazione degli edifici esistenti in base alle “tendenze” insite nella forma architettonica.</p>



<p>La ricerca è suddivisa in quattro capitoli principali; il primo capitolo funge da quadro teorico basato su una rassegna della letteratura.</p>



<p>La revisione critica della letteratura identifica molti tipi di <em>potenzialità </em>e la presente ricerca sceglie di sviluppare il <em>potenziale trasformativo</em>, concentrandosi principalmente sulle caratteristiche fisiche degli edifici.</p>



<p>La teoria del riutilizzo adattivo presenta il “potenziale di adattamento degli edifici” come la somma degli elementi che determinano il grado di libertà nell&#8217;adattamento. Inoltre, senza definire tale <em>potenziale</em>, emerge come fondamentale il modo in cui è possibile prevenirne la perdita.</p>



<p>L&#8217;ipotesi affronta questo <em>potenziale trasformativo</em> nella forma architettonica, considerando tale forma come uno stato di equilibrio tra la struttura dello spazio e i materiali. La tesi analizzerà l&#8217;evoluzione sia qualitativa che quantitativa della forma, nella morfologia e nei materiali, in un momento specifico e seguendo prospettive diacroniche e transcalari.</p>



<p>Un approccio consolidato negli studi sul riutilizzo adattivo, la metodologia di questo lavoro consiste nel fare riferimento a casi di studio collettivi. Il campione è composto da 20 casi di successo di edifici adattati in tutta Europa negli ultimi 15 anni, compresi progetti di adattamento che vanno da interventi radicali a interventi minimi. La selezione dei casi di studio comprenderà studi relativi a una varietà di tipi morfostrutturali. La classificazione degli edifici in tipologie copre i trattati classici che vanno da Vitruvio a Durand. In questo caso, la proposta è quella di smantellare la classificazione tipologica classica a favore di una classificazione morfologica.</p>



<p>La metodologia integra tre metodi principali. In primo luogo, l&#8217;analisi morfologica consiste in una riprogettazione critica degli edifici originali, evidenziando le caratteristiche dimensionali e gli aspetti configurazionali e la loro evoluzione nel contesto urbano. In secondo luogo, la valutazione retrospettiva dell&#8217;energia incorporata mostra il flusso di materie prime in ciascuna attività di riutilizzo utilizzando una formula semplificata I-O. In terzo luogo, la valutazione delle fasi di degrado applica un metodo rivisto di “strati di taglio” <em>(shearing layers)</em> per valutare l&#8217;integrità dell&#8217;edificio nel tempo.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è esprimere il <em>potenziale trasformativo</em> come una relazione tra caratteristiche dimensionali, energia incorporata e tasso di degrado, delineando un modello all&#8217;interno delle caratteristiche esistenti e degli interventi di riuso adattivo. Questo <em>potenziale trasformativo</em> può dare peso alle molteplici opzioni d&#8217;uso negli edifici esistenti, smontando la classificazione tradizionale in base alla funzione originale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Attivare potenzialità</title>
		<link>https://full.polito.it/research/innescare-potenziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Namitha Manappurath]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 09:25:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un contesto di disponibilità diffusa ed eterogenea di beni trasformabili nel tessuto urbano, non solo di proprietà del Comune, Future Urban Legacy Lab ha proposto un cambiamento di paradigma. Esso integra l&#8217;analisi della disponibilità d&#8217;uso del patrimonio edilizio comunale con una riflessione sull&#8217;intensità d&#8217;uso, le dinamiche di trasformazione e il potenziale di transizione. Il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un contesto di disponibilità diffusa ed eterogenea di beni trasformabili nel tessuto urbano, non solo di proprietà del Comune, Future Urban Legacy Lab ha proposto un cambiamento di paradigma. Esso integra l&#8217;analisi della disponibilità d&#8217;uso del patrimonio edilizio comunale con una riflessione sull&#8217;intensità d&#8217;uso, le dinamiche di trasformazione e il potenziale di transizione. Il fenomeno della disponibilità è inteso come un insieme di relazioni dinamiche tra le componenti dello spazio edificato della città (gli edifici, la morfologia dei blocchi e la loro aggregazione) e non come episodi isolati. Questo approccio consente di collocare gli immobili comunali nel quadro più ampio della disponibilità di beni e spazi utilizzabili a Torino e di arricchire l&#8217;interpretazione esaminando anche altri fenomeni urbani.</p>



<p>Attraverso questo quadro di riferimento, il potenziale di trasformazione dei beni viene definito identificando vari indicatori, in grado di fornire informazioni utili per le valutazioni e le strategie di intervento applicabili a beni di diverso tipo e consistenza, andando oltre l&#8217;ambito delle indagini iniziali effettuate.</p>



<p>L&#8217;interesse del gruppo di ricerca era quello di sviluppare un ragionamento sull&#8217;economia dell&#8217;intensità di utilizzo e sul profilo di rischio associato al potenziale di trasformazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1- Un approccio multidisciplinare</h3>



<p>Il centro interdipartimentale dell&#8217;Università Politecnica di Torino, FULL (Future Urban Legacy Lab), attraverso il Dipartimento di Architettura e Design, propone di integrare l&#8217;analisi della disponibilità all&#8217;uso del patrimonio edilizio comunale con una riflessione sull&#8217;intensità di utilizzo, le dinamiche di trasformazione e il potenziale di transizione.</p>



<p>Torino è un laboratorio che ha prodotto esperienze in grado di fornire una panoramica su questi temi, come TorinoAtlas e le edizioni del rapporto Giorgio Rota, attraverso studi specifici e settoriali.</p>



<p>In un contesto di disponibilità diffusa ed eterogenea di beni trasformabili nel tessuto urbano, non solo di proprietà del Comune, FULL propone un cambiamento di paradigma. Il fenomeno della disponibilità è inteso come un insieme di relazioni dinamiche tra le componenti dello spazio costruito della città (gli edifici, la morfologia dei blocchi e la loro aggregazione) e non come episodi isolati. Questo approccio consente di collocare gli immobili comunali nel quadro più ampio della disponibilità di beni e spazi utilizzabili a Torino e di arricchire l&#8217;interpretazione esaminando anche altri fenomeni urbani.</p>



<p>Attraverso questo quadro di riferimento, il potenziale di trasformazione dei beni può essere definito identificando vari indicatori, in grado di fornire informazioni utili per le valutazioni e le strategie di intervento applicabili a beni di diverso tipo e consistenza, andando oltre l&#8217;ambito dei singoli casi di studio.</p>



<p>L&#8217;interesse del gruppo di ricerca è quello di sviluppare un ragionamento sull&#8217;economia dell&#8217;intensità di utilizzo e sul profilo di rischio associato al potenziale di trasformazione.</p>



<p>I processi di rigenerazione possono fallire o non essere avviati nonostante la mobilitazione delle risorse. Riteniamo che la rigenerazione non debba essere prescritta come soluzione unica per tutti gli usi possibili del patrimonio edilizio.</p>



<p>Il fallimento è particolarmente utile per codificare il potenziale, consentendo di ricondurre le ragioni alle caratteristiche intrinseche dell&#8217;asset o alle condizioni di gestione.</p>



<p>Nell’analisi del patrimonio costruito, FULL fa quindi riferimento a una specifica valutazione economica, richiesta dal bando, che mappa le ‘opzioni reali’, ovvero le possibilità di intraprendere azioni ‘a rischio’ legate al patrimonio, nonché di differirle in attesa di condizioni contestuali più prevedibili o di rinunciarvi del tutto.</p>



<p>Il metodo proposto da FULL si basa su un approccio transdisciplinare che prevede un confronto continuo e integrato tra tecniche applicate e competenze economiche, gestionali e progettuali, ripristinando i fenomeni urbani attraverso l&#8217;analisi di grandi quantità di dati e un focus mirato, al fine di riflettere e operare all&#8217;interno della città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2- Il metodo: misurare, riconoscere, valorizzare</h3>



<p>FULL sta sviluppando progetti attinenti alle tematiche sollevate dal bando: preparazione di strategie per la riqualificazione di siti culturali sottoutilizzati, identificandone il potenziale (per la Regione Piemonte); analisi del rapporto tra la distribuzione delle attività commerciali e la forma urbana (con la Camera di Commercio); riorganizzazione dei dati spazializzati su Torino e definizione delle priorità dei codici e dei regolamenti ai fini della rigenerazione (per il Comune di Torino – supporto alla stesura della variante al PRG).</p>



<p>Attraverso esperimenti nel campo della rigenerazione di siti inquinati e l&#8217;analisi dei fenomeni urbani, FULL sta inoltre sviluppando piattaforme tecniche per l&#8217;integrazione e l&#8217;interoperabilità dei dati sulla città, funzionali a un contesto di trasformazione del tessuto esistente.</p>



<p>Sulla base dell&#8217;esperienza acquisita, FULL propone un metodo di lavoro sviluppato attraverso:</p>



<p>– Misurare e rappresentare la disponibilità a partire dal patrimonio comunale, spazializzando il fenomeno e mettendolo in relazione con altre dinamiche di utilizzo dell&#8217;ambiente costruito.</p>



<p>– Riconoscimento i tipi di beni attraverso la classificazione in base alle categorie di distribuzione, costruzione e morfologia.</p>



<p>– Descrivere il potenziale delle proprietà disponibili partendo dall&#8217;aggregazione delle possibilità comuni e delle questioni critiche, al fine di proporre strategie di valorizzazione.</p>



<h4 class="wp-block-heading">2.1. Misurazione e rappresentazione delle proprietà disponibili</h4>



<h5 class="wp-block-heading">2.1.1. Spazializzazione dei dati</h5>



<p>Al fine di rappresentare spazialmente il fenomeno della disponibilità all&#8217;uso, FULL propone un sistema integrato tra i dati relativi alle proprietà comunali (che saranno resi disponibili dalla stazione appaltante), gli open data del Comune di Torino e della Città Metropolitana (tra cui Geoportal, Museo Torino, OICT, ISTAT e Smartdatanet-Yucca) e i nuovi dati spaziali elaborati dal centro interdipartimentale, valorizzando così il patrimonio di conoscenze esistente attraverso:</p>



<p>1- Rappresentazioni dettagliate che possono aggiungere dettagli significativi alle analisi esistenti.</p>



<p>2- Nuove mappature di fenomeni ancora poco mappati.</p>



<p>3- Rappresentazioni che mettono in evidenza fenomeni latenti o inattesi mediante la relazione tra database spazializzati.</p>



<h5 class="wp-block-heading">2.1.2. Identificazione dell&#8217;intensità di utilizzo</h5>



<p>FULL propone di estendere il concetto di “disponibilità” agli immobili sottoutilizzati. Attraverso indicatori basati sull&#8217;intensità di utilizzo, sarà possibile mappare non solo gli immobili in disuso, ma anche il grado di utilizzo degli immobili utilizzati.</p>



<p>Al fine di analizzare le proprietà comunali eterogenee, si propone di identificare indicatori specifici di sottoutilizzo per funzione/tipo di bene, partendo dai dati relativi alle proprietà comunali (ad esempio, intensità di utilizzo delle scuole rispetto ai dati demografici e altri indicatori da concordare). L&#8217;intensità di utilizzo consente di prendere in considerazione tutte le proprietà comunali, anche quelle utilizzate solo parzialmente, nella definizione delle strategie di sviluppo.</p>



<h5 class="wp-block-heading">2.1.3. Integrazione delle aree geografiche di disponibilità</h5>



<p>Al fine di interpretare il potenziale degli immobili comunali disponibili, FULL propone di integrare l&#8217;analisi con una geografia dei dati e delle fonti relative ad altri tipi di immobili disponibili (di proprietà privata o di soggetti pubblici diversi dall&#8217;amministrazione). Il centro interdipartimentale sta sviluppando progetti in grado di costruire indicatori di disponibilità d&#8217;uso per specifiche categorie di beni. Attraverso il raffronto dei dati sulle licenze attive con le informazioni sugli edifici (superficie, uso, popolazione stimata) e le loro caratteristiche morfologiche, FULL sta, ad esempio, mappando gli spazi commerciali non utilizzati a Torino. Il centro interdipartimentale sta inoltre sviluppando i dati Airbnb a Torino al fine di consentire l&#8217;esame di fenomeni di utilizzo di immobili residenziali altrimenti invisibili alle analisi demografiche tradizionali.</p>



<h5 class="wp-block-heading">2.1.4. Verifica dei risultati attraverso operazioni di controllo</h5>



<p>Al fine di verificare ed esaminare i risultati delle misurazioni e delle mappature descritte finora, FULL propone di sperimentare l&#8217;integrazione di dati localizzati dettagliati con operazioni di messa a fuoco e messa a punto, mediante:</p>



<p>– Analisi dei cambiamenti nella morfologia urbana nel tempo attraverso il confronto tra dati aerei 3D raccolti in momenti successivi e i corrispondenti modelli digitali di superficie (DSM).</p>



<p>– Integrazione dei dati localizzati per monitorare l&#8217;effettiva presenza in un determinato luogo (ad esempio, tracciamento GPS aperto degli utenti, celle telefoniche, ecc.).</p>



<p>– Aggregazione di input co-generati combinati con dati georeferenziati attraverso strumenti di crowdmapping e mappatura mobile.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Risanamento adattivo</title>
		<link>https://full.polito.it/research/adaptive-remediation/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 18:47:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’asimmetria tra il crescente numero di episodi di contaminazione ambientale e la limitata disponibilità di risorse da destinare agli interventi necessari per ripristinare le condizioni originarie nasce la necessità di sviluppare nuove strategie integrate per il riuso dei siti dismessi e del patrimonio industriale. Il progetto di ricerca intitolato AdRem – Adaptive Remediation Toolkit riguarda [&#8230;]</p>
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<p>Dall’asimmetria tra il crescente numero di episodi di contaminazione ambientale e la limitata disponibilità di risorse da destinare agli interventi necessari per ripristinare le condizioni originarie nasce la necessità di sviluppare nuove strategie integrate per il riuso dei siti dismessi e del patrimonio industriale. Il progetto di ricerca intitolato AdRem – Adaptive Remediation Toolkit riguarda lo sviluppo di strategie e metodi per spazializzare, visualizzare e gestire le interazioni tra bonifica del suolo e progettazione urbana in siti industriali abbandonati e contaminati. L’obiettivo è progettare un <em>toolkit</em> parametrico a supporto del processo decisionale che coinvolge l’ingegnere ambientale, impegnato nella valutazione delle tecniche di bonifica fattibili in siti caratterizzati da multi-contaminazione, e l’architetto e urbanista, che si occupa di adattare la città post-industriale alle nuove esigenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sintesi della ricerca</h2>



<p>Si sta verificando un numero crescente di interventi di bonifica di aree industriali dismesse in contesti urbani, e le relative sfide sono poste dalla combinazione di processi di bonifica, riuso edilizio e adattamento. A seguito della crisi immobiliare del 2007-2008 e della conseguente riduzione della domanda di edifici, i siti industriali dismessi sono diventati sempre più un onere ambientale, sociale ed economico per le comunità urbane. Rispetto ai siti situati in aree industriali attive al di fuori delle città, la riqualificazione di aree industriali dismesse in un contesto urbano pone ulteriori vincoli, ad esempio restrizioni alle variazioni morfologiche del sito – anche temporanee – e restrizioni all&#8217;uso dell&#8217;area, anche legate alla caratterizzazione paesaggistica e alla percezione complessiva del luogo. Ciononostante, queste aree rappresentano chiaramente una potenziale risorsa, poiché sono spesso integrate nel tessuto urbano, generalmente ben collegate tramite infrastrutture e dotate di una fitta rete di sottoservizi. Oltre al ripristino ambientale e alla tutela della salute umana, la trasformazione delle aree urbane dismesse contaminate può offrire vantaggi significativi, tra cui lo sfruttamento delle infrastrutture esistenti, la conservazione delle aree verdi, la produzione di effetti sociali ed economici positivi per le comunità limitrofe, tra cui l&#8217;aumento del valore immobiliare e la riduzione del tasso di criminalità, contribuendo nel complesso alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. In tali situazioni, la rigenerazione urbana e la pianificazione di progetti di bonifica sono due pratiche potenzialmente molto interconnesse, ma ancora oggi faticano a interagire tra loro.</p>



<p>Le questioni critiche relative alla bonifica, quando questa avviene in un tessuto urbano denso e complesso, sono numerose. Le operazioni di bonifica producono solitamente grandi quantità di rifiuti, talvolta pericolosi, con costi di smaltimento che spesso portano il costo dei lavori a superare il valore immobiliare dell&#8217;area. Inoltre, non è facile ottenere una buona interazione tra i professionisti che gestiscono il recupero dell&#8217;area, ovvero l&#8217;ingegnere per quanto riguarda le operazioni di bonifica e l&#8217;architetto per quanto riguarda il restauro architettonico, con il risultato di un processo di progettazione e di conoscenze frammentate, nonché di una potenziale dispersione. Da un lato c&#8217;è la necessità di riqualificare e riutilizzare grandi aree ex industriali, ora incorporate nel tessuto urbano, che sono state gradualmente abbandonate a causa del progressivo sviluppo del settore terziario a scapito di quello manifatturiero. D&#8217;altro canto, la passata presenza di attività manifatturiere ha portato ad un&#8217;alterazione e, nella maggior parte dei casi, ad una contaminazione delle matrici ambientali a causa del rilascio di contaminanti di varia origine e natura che compromettono il libero riutilizzo dei siti, esponendo i successivi utilizzatori e, più in generale, coloro che vivono nelle vicinanze del vecchio impianto a potenziali rischi.</p>



<p>Un processo di bonifica, necessario e imposto dalla legge per il riutilizzo di queste aree, è comunemente inteso come una &#8220;transizione tra due fasi regolate da regolamenti urbanistici ed edilizi&#8221;, isolata dalle azioni precedenti e successive, il cui obiettivo è &#8220;ripulire completamente il sito dai residui dell&#8217;uso passato, per consegnarlo come sito pulito per un uso futuro&#8221; (Robiglio et al., 2014). L&#8217;alternativa proposta coinvolge concetti di bonifica adattiva, che definiscono due diversi approcci che dovrebbero essere inclusi nella pratica operativa. La grande complessità nella gestione della procedura di bonifica e le potenzialità offerte dal sito nell&#8217;ambito del riuso adattivo pongono la necessità di creare uno strumento che metta in relazione le diverse esigenze dei professionisti coinvolti presentando una gamma di possibili alternative, confrontandole con tutte le opzioni potenzialmente efficaci al fine di generare un ventaglio di opzioni realizzabili tra cui il professionista può scegliere.</p>



<p>È stato quindi definito l&#8217;approccio AdRem (Adaptive Remediation), volto a integrare le diverse discipline (in particolare, ingegneria ambientale e architettura) coinvolte nella progettazione del riuso di aree industriali dismesse, specificamente applicato ai contesti urbani. Nell&#8217;ambito del progetto, è in fase di sviluppo un prototipo di <em>toolkit </em>di supporto alle decisioni per aiutare a selezionare quantitativamente e prioritizzare le alternative progettuali praticabili. Il <em>toolkit </em>è coinvolto nella fase di progettazione interdisciplinare elaborando insiemi di tecniche di bonifica e soluzioni architettoniche/urbane, sulla base dei dati raccolti e dei vincoli definiti dall&#8217;utente. Gli scenari di bonifica/riutilizzo vengono generati al computer e selezionati confrontando le alternative di bonifica e le esigenze progettuali. Gli scenari praticabili vengono quindi prioritizzati in base a costi e tempi. I risultati del <em>toolkit </em>orientano l&#8217;ultima fase di progettazione nel <em>framework </em>AdRem, quando i progettisti ambientali e architettonici identificano il progetto integrato ottimale, utilizzando infine il <em>toolkit </em>in modo ricorrente modificando i parametri di input e i vincoli, sulla base di nuove soluzioni progettuali.</p>



<p>Gli sviluppi futuri del <em>toolkit </em>saranno volti a migliorare l&#8217;interoperabilità, in input e output, con i software e i formati esistenti utilizzati nell&#8217;analisi dei rischi, nella progettazione architettonica e nelle informazioni geografiche (GIS).</p>
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		<title>TRANS-USE</title>
		<link>https://full.polito.it/reader/trans-use/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 14:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Poiché le condizioni di incertezza e le decisioni rischiose da prendere per trasformare le città esistenti sono diventate la norma in tutto il mondo, è necessario sperimentare approcci innovativi transdisciplinari e strumenti analitici. Le opzioni di progettazione architettonica e urbanistica dialogano con le pratiche di ingegneria ambientale e una grande quantità di informazioni e dati [&#8230;]</p>
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<p>Poiché le condizioni di incertezza e le decisioni rischiose da prendere per trasformare le città esistenti sono diventate la norma in tutto il mondo, è necessario sperimentare approcci innovativi transdisciplinari e strumenti analitici. Le opzioni di progettazione architettonica e urbanistica dialogano con le pratiche di ingegneria ambientale e una grande quantità di informazioni e dati spaziali relativi al luogo vengono ricollegati alle tendenze regionali, all&#8217;economia e alla gestione urbana, riconsiderando la produzione industriale.</p>



<p>La scuola estiva interdisciplinare e internazionale “TRANS-forming industrial legacy. Spatial and economical models of re-USE” è stata ideata e organizzata dal gruppo di ricerca China Room e dal centro di ricerca interdisciplinare FULL (Politecnico di Torino). Ha visto la partecipazione attiva di docenti, tutor e studenti della Scuola di Architettura, della Scuola di Scienze Ambientali, del Dipartimento di Leadership e Gestione Organizzativa della Scuola di Economia e Management dell&#8217;Università Tsinghua di Pechino e della Facoltà di Architettura e Urbanistica del Technion Israel Institute of Technology. L&#8217;obiettivo era la costruzione di modelli spaziali ed economici relativi al riutilizzo sostenibile del patrimonio industriale urbano.</p>



<p>Il programma di formazione e ricerca applicata (realizzato attraverso il metodo “research by design”) approfondito durante la summer school si basa su due presupposti:</p>



<p>1. l&#8217;attività produttiva (industria) è un meccanismo significativo per la trasformazione della città contemporanea. Nel nostro ragionamento, saranno presi in considerazione tutti i settori, sia manifatturieri che dei servizi;</p>



<p>• identificare le trasformazioni spaziali dovute al cambiamento delle attività produttive;</p>



<p>• testare metodologie per misurare e rappresentare le caratteristiche e le trasformazioni della produzione nell&#8217;ambiente urbano;</p>



<p>• chiarire il ruolo dell&#8217;eredità industriale nel cambiamento della produzione e le sue relazioni con le trasformazioni urbane su diverse scale.</p>



<p>2. l&#8217;attuale rapporto tra città e produzione è legato alle eredità del passato, siano esse valutate positivamente o meno.</p>



<p>Partendo da queste due considerazioni, il programma scientifico ed educativo interdisciplinare ha creato interazioni e sinergie affrontando le seguenti questioni e obiettivi: • comprendere come è cambiata la produzione e quali sono gli attuali rapporti tra produzione e città (sia nelle caratteristiche morfologiche che nelle variabili socio-economiche);</p>



<p>L&#8217;insieme di questi obiettivi è stato perseguito durante la scuola estiva intrecciando la ricerca teorico-metodologica con un&#8217;attività applicata di “ricerca attraverso la progettazione” pensata per studenti con background diversi, in cui sono stati sperimentati insieme modelli economici, soluzioni gestionali e architettoniche di produzione, soluzioni costruttive, tecnologiche e infrastrutturali, nell&#8217;ambito della trasformazione urbana. Le attività formative della scuola estiva sono state suddivise in lezioni frontali teoriche, attività di tutoraggio e visite in loco, oggetto dell&#8217;indagine progettuale. Partendo dall&#8217;analisi di esempi rinomati di eredità industriale urbana, i partecipanti hanno progressivamente costruito un toolkit di progettazione (in termini di sostenibilità organizzativa, architettonica, urbana, edilizia, ambientale ed economica) che evidenzia scenari futuri per l&#8217;ex area ThyssenKrupp a Torino, mentre i contributi teorici forniti da professori internazionali provenienti da diversi settori scientifici e disciplinari miravano a creare un quadro metodologico di indagine scientifica.</p>



<p></p>
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		<title>Potenziale di innovazione sostenibile nel riuso degli edifici</title>
		<link>https://full.polito.it/talkmedia/elena-guidetti-marianna-nigra-sustainable-innovation-potential-in-the-re-use-of-buildings/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 20:46:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Elena Guidetti e Marianna Nigra, entrambe ricercatrici presso FULL, discutono un recente articolo sul riutilizzo degli edifici in una prospettiva critica.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Elena Guidetti e Marianna Nigra, entrambe ricercatrici presso FULL, discutono un recente articolo sul riutilizzo degli edifici in una prospettiva critica.</p>
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		<title>Le legacy urbane tra patrimonio, diritti e innovazione</title>
		<link>https://full.polito.it/talkmedia/carlo-olmo-le-legacy-urbane-tra-patrimonio-diritti-e-innovazione-ita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 19:14:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Carlo Olmo, critico e storico dell&#8217;architettura, presenta la serie di seminari Urban Legacy incentrati sulle contraddizioni e le questioni che gravitano attorno alle sfide urbane contemporanee quali patrimonio, conservazione, cultura e tecnologia. &#8220;I luoghi comuni del XX secolo non esistono più e le narrazioni legate a questi luoghi non sono più sufficienti a descrivere ciò [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Carlo Olmo, critico e storico dell&#8217;architettura, presenta la serie di seminari Urban Legacy incentrati sulle contraddizioni e le questioni che gravitano attorno alle sfide urbane contemporanee quali patrimonio, conservazione, cultura e tecnologia.</p>



<p>&#8220;I luoghi comuni del XX secolo non esistono più e le narrazioni legate a questi luoghi non sono più sufficienti a descrivere ciò che ne rimane. Alla fine del secolo scorso siamo passati da parole chiave basate sulla storia dell&#8217;industria a parole chiave di natura urbana fondate sull&#8217;assenza. Il vuoto diventa patrimonio e gli edifici o i frammenti di edifici entrano a pieno titolo nel processo di trasformazione in eredità, mettendo in evidenza il problema della continua ricostruzione di una memoria repressa. La sfida consiste nel ricostruire un vocabolario comune con la necessaria profondità storica per ridefinire l&#8217;eredità della città industriale. Oggi questa città ha bisogno delle fondamenta della propria legittimità, dei propri confini, dei propri attori e della propria retorica&#8221;.</p>



<p>Carlo Olmo è professore emerito al Politecnico di Torino. È stato preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino dal 2000 al 2007. Ha insegnato all&#8217;Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, al Mit di Boston e in numerose altre istituzioni. È autore di: Architettura e Novecento (Donzelli 2012), La Villa Savoye. Icona, rovina, restauro (Donzelli 2016), Città e democrazia. Per una critica delle parole e delle cose (Donzelli 2018) e Urbanistica e società civile (Edizioni di comunità 2018).</p>



<p>La serie di seminari Urban Legacy è stata registrata al Politecnico di Torino nel corso del 2018.</p>
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		<title>Simposio Hybrid Factory/Hybrid City</title>
		<link>https://full.polito.it/talkmedia/51n4e-dieter-leyssen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Beltrami]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 17:28:29 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://full.quivi.it/?post_type=talkmedia&#038;p=783</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fabbrica ibrida / Simposio sulla città ibrida</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Fabbrica ibrida / Simposio sulla città ibrida </p>
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