Abstract
Nel quadro globale della finanziarizzazione della terra e del territorio richiesta dalle politiche nazionali neoliberiste, l’edilizia abitativa diventa uno strumento finanziario, trascurando la sua natura di bene comune, come riportato da Raquel Rolnik, relatrice speciale delle Nazioni Unite sull’adeguatezza abitativa.
Alla luce di ciò, questa ricerca riflette sui percorsi che gli sforzi di condivisione nel settore abitativo possono intraprendere nella complessa situazione contemporanea, in cui né lo Stato né il mercato sono pienamente in grado di offrire soluzioni soddisfacenti per una fornitura equa e sostenibile delle risorse urbane di base, come delineato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Questo tentativo sarà articolato attorno all’analisi di esempi europei, come il Mietshäuser Syndikat, il CLT, le fondazioni Trias ed Edith Marion, che mostrano la rinascita di forme di edilizia abitativa collaborativa e guidata dalla comunità, al fine di delineare un quadro dei modelli e delle strategie innovative di proprietà e fornitura di alloggi da una prospettiva comune.
L’analisi si concentra sulle innovazioni spaziali e architettoniche che tali modelli mettono in pratica, e sugli strumenti giuridici ed economici creati e in grado di consentire alle comunità di demercificare il patrimonio edilizio e aumentare i diritti abitativi. È importante studiare le pratiche guidate dalle comunità, il loro livello di autonomia e di auto-organizzazione, in grado di innescare nuove soluzioni concrete per le questioni abitative e una governance democratica per una serie di attori coinvolti nel complesso sviluppo di progetti abitativi, in quanto responsabili della realizzazione e dell’utilizzo della risorsa che le loro case costituiscono.