Future
Urban Legacy
Lab

#4 – Riattivazione di beni culturali non performanti

Tipologia:

La bellezza dell’Europa merita di essere raccontata e promossa, perché rappresenta sia la nostra storia che il nostro futuro. Non solo perché è un elemento essenziale dell’identità europea, e quindi preservarla e promuoverla è la migliore risposta possibile alla paura, alla violenza e al fanatismo che cercano di avvelenare le nostre società. La protezione e la promozione del patrimonio culturale, un prezioso antidoto che, insieme alle necessarie misure di sicurezza, genera in noi l’impegno a ravvivare e rafforzare la rete di relazioni umane e sociali, quei legami che costituiscono il fondamento della nostra civiltà. Ma la bellezza è strategica anche dal punto di vista economico.

Nell’era della globalizzazione dei mercati, per competere con gli altri paesi, l’Europa deve fare leva sulla sua anima, sulla sua cultura, sulla sua arte e sul suo paesaggio come elementi essenziali dell’idea di sviluppo sostenibile (Consorzio CHCfE, 2015).

Nel 2018 la Regione Piemonte ha incaricato FULL – Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino di individuare una strategia per la promozione di alcuni siti culturali del proprio territorio locale colpiti dal sottoturismo. I siti individuati per lo studio sono stati il Borgo Medievale di Torino, il Borgo Castello di Venaria Reale e il Forte di Fenestrelle.

Come sottolineato da P. Leon (2012), da un punto di vista generale, il patrimonio culturale non può essere interpretato come un bene comune al quale applicare in modo indiscriminato le regole del mercato. Questo perché la categoria del patrimonio culturale identifica elementi sempre unici, che devono essere aperti e accessibili al pubblico, con un valore indipendente dal loro utilizzo e che devono essere preservati affinché possano essere tramandati alle generazioni future. È in questo contesto che si collocano i tre siti scelti per lo studio: luoghi di eccezionale valore storico-artistico, la cui manutenzione è inevitabile ma che presentano un quadro di “sofferenza” in termini di sostenibilità economica.

In particolare, i tre siti sono stati scelti perché condividono una serie di caratteristiche che avrebbero potuto rendere la sperimentazione ripetibile in altri contesti simili. Tutti e tre i siti sono classificati come beni di interesse monumentale e soggetti a tutela ai sensi del Codice dei Beni Culturali. Sono destinati ad uso culturale e museale, connotati come complessi edilizi costituiti da una serie di edifici che ospitano anche attività accessorie all’attività museale/culturale principale (in tutti e tre i casi i sistemi ospitano punti di ristoro, ristoranti e negozi). Si tratta di tre siti “periferici” se considerati in relazione al loro specifico sistema di riferimento. Tutti e tre sono caratterizzati da un turismo sottosviluppato, ovvero non sono destinazioni turistiche/culturali molto popolari. Si trovano in aree geografiche caratterizzate da un valore naturalistico-ambientale (l’asse del fiume Po e il parco fluviale; il Parco della Mandria; il Parco Naturale Orsiera Rocciavrè) e tutti e tre i siti sono gestiti interamente dall’ente pubblico che li possiede o li amministra (non esiste un partenariato pubblico/privato).

Mentre l’obiettivo del proprietario è quello di allocare i fondi disponibili per attivare una strategia di rinnovamento complessivo dei sistemi economici e sociali in cui sono inseriti i tre beni, quello del Centro Interministeriale è sia quello di identificare il potenziale intrinseco latente e residuo dei tre beni oggetto di studio, sia quello di individuare una metodologia di approccio trasversale che possa essere applicata ad altri casi studio.

Diviso in due parti, il libro presenta i risultati della ricerca interdisciplinare condotta, introducendo alcuni elementi nuovi. Mentre la prima parte affronta il tema dal punto di vista della sua dimensione strategica, la seconda sviluppa l’indagine e analizza gli scenari del meta-progetto elaborati.

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