Abstract
Il riutilizzo adattivo degli edifici esistenti è al centro del dibattito sull’architettura contemporanea. Questo fenomeno è diventato così importante che architetti di spicco sostengono che la demolizione totale di qualsiasi edificio storico nella città contemporanea sembra impensabile.
All’interno di questo dibattito, il concetto di potenziale emerge come un termine comunemente usato, ma non definito nel campo della conservazione: il suo significato è discutibile.
Partendo dalle radici del dibattito contemporaneo sulla conservazione, la presente ricerca abbraccia teorie consolidate nell’adattamento degli edifici e approcci più innovativi come la “conservazione sperimentale”, la “post-conservazione” e la “contro-conservazione”, considerando il patrimonio come un concetto in evoluzione.
Nel campo del riutilizzo adattivo, il recupero del “potenziale inutilizzato” degli edifici esistenti è uno dei principali obiettivi di adattamento. Sebbene l’uso del termine ‘potenziale’ vari nella letteratura, sembra esserci un certo consenso nel campo del riutilizzo adattivo sul fatto che esso si riferisca alla “trasformabilità inespressa”.
Questa ricerca mira a definire, decodificare e valutare il concetto di potenziale trasformativo negli edifici esistenti attraverso una prospettiva post-funzionale.
Il lavoro intende definire questo potenziale attraverso i suoi elementi fisici nel campo dell’architettura.
L’obiettivo teorico di questa ricerca è quello di aggiungere il concetto di potenziale trasformativo all’attuale dibattito sulla conservazione. Questa nuova nozione potrebbe quindi ampliare la teoria della conservazione nella valutazione degli edifici esistenti in base alle “tendenze” insite nella forma architettonica.
La ricerca è suddivisa in quattro capitoli principali; il primo capitolo funge da quadro teorico basato su una rassegna della letteratura.
La revisione critica della letteratura identifica molti tipi di potenzialità e la presente ricerca sceglie di sviluppare il potenziale trasformativo, concentrandosi principalmente sulle caratteristiche fisiche degli edifici.
La teoria del riutilizzo adattivo presenta il “potenziale di adattamento degli edifici” come la somma degli elementi che determinano il grado di libertà nell’adattamento. Inoltre, senza definire tale potenziale, emerge come fondamentale il modo in cui è possibile prevenirne la perdita.
L’ipotesi affronta questo potenziale trasformativo nella forma architettonica, considerando tale forma come uno stato di equilibrio tra la struttura dello spazio e i materiali. La tesi analizzerà l’evoluzione sia qualitativa che quantitativa della forma, nella morfologia e nei materiali, in un momento specifico e seguendo prospettive diacroniche e transcalari.
Un approccio consolidato negli studi sul riutilizzo adattivo, la metodologia di questo lavoro consiste nel fare riferimento a casi di studio collettivi. Il campione è composto da 20 casi di successo di edifici adattati in tutta Europa negli ultimi 15 anni, compresi progetti di adattamento che vanno da interventi radicali a interventi minimi. La selezione dei casi di studio comprenderà studi relativi a una varietà di tipi morfostrutturali. La classificazione degli edifici in tipologie copre i trattati classici che vanno da Vitruvio a Durand. In questo caso, la proposta è quella di smantellare la classificazione tipologica classica a favore di una classificazione morfologica.
La metodologia integra tre metodi principali. In primo luogo, l’analisi morfologica consiste in una riprogettazione critica degli edifici originali, evidenziando le caratteristiche dimensionali e gli aspetti configurazionali e la loro evoluzione nel contesto urbano. In secondo luogo, la valutazione retrospettiva dell’energia incorporata mostra il flusso di materie prime in ciascuna attività di riutilizzo utilizzando una formula semplificata I-O. In terzo luogo, la valutazione delle fasi di degrado applica un metodo rivisto di “strati di taglio” per valutare l’integrità dell’edificio nel tempo.
L’obiettivo è esprimere il potenziale trasformativo come una relazione tra caratteristiche dimensionali, energia incorporata e tasso di degrado, delineando un modello all’interno delle caratteristiche esistenti e degli interventi di riuso adattivo. Questo potenziale trasformativo può dare peso alle molteplici opzioni d’uso negli edifici esistenti, smontando la classificazione tradizionale in base alla funzione originale.